La rivista vanta quasi un secolo e mezzo di storia, dal momento che fu fondata nel 1884 da Costanzo Rinaudo, allievo di Ercole Ricotti e professore alla Scuola di guerra di Torino, che poté avvalersi del sostegno di studiosi illustri quali Giuseppe De Leva, Ariodante Fabretti, Pasquale Villari. Fu l’espressione italiana di un più largo fenomeno europeo, la cosiddetta professionalizzazione dello storico, che vide tra l’altro la nascita di numerose riviste “nazionali” quali la «Historische Zeitschrift» in Germania (1859), la «Revue historique» in Francia (1876), la «English Historical Review» in Gran Bretagna (1886). Diretta da Rinaudo fino al 1922 in una prospettiva erudita e informativa, la rivista passò sotto la guida di Pietro Egidi, professore di Storia moderna all’Università di Torino, che ne rilanciò la vocazione alla ricerca e alla discussione storiografica e si impegnò a preservarla dall’invadenza fascista. Dopo la sua prematura morte nel ’29 furono Giorgio Falco, Francesco Lemmi e Francesco Cognasso, tutti professori a Torino, ad assicurare la continuità della rivista. Ben presto rimasto solo alla direzione, il conservatore e sabaudista Cognasso ne traghettò il passaggio sulla sponda fascista, fino al trasferimento della redazione a Roma nel ’34, affidata alla guida di Gioacchino Volpe, che continuò peraltro ad avvalersi della collaborazione di studiosi quali Delio Cantimori, Giorgio Candeloro, Federico Chabod, Walter Maturi, Arnaldo Momigliano, Raffaello Morghen, Armando Saitta, Armando Sapori, Ernesto Sestan, Giorgio Spini. Dopo la guerra fu Chabod a prendere le redini della rivista, orientandola lungo binari storicisti e azionisti, ma soprattutto portandola a un alto livello storiografico, tale da farla diventare la più prestigiosa rivista storica italiana, come tale riconosciuta in tutto il mondo. Lungo questa strada, ma con più vigorose aperture internazionali, si mosse poi tra il 1959 e il 1994 la lunga direzione del suo successore, Franco Venturi, il maggior studioso dell’Illuminismo europeo della sua generazione, in costante collaborazione con Arnaldo Momigliano. Fu un antichista allievo di quest’ultim, Emilio Gabba, a ereditare nel ’94 la direzione della rivista, trasmessa poi a un allievo di Venturi quale Giuseppe Ricuperati nel 2006, che per un decennio l’ha guidata lungo il solco di un’aggiornata fedeltà alla sua tradizione.

Bibliografia: Adriano Viarengo, L’assunzione della direzione della «Rivista storica italiana» da parte di Franco Venturi, «Rivista storica italiana», CXVI, 2004, pp. 493-527; Giuseppe Ricuperati, La «Rivista storica italiana» e la direzione di Franco Venturi: un insegnamento cosmopolitico, ora nella raccolta di saggi dello stesso Ricuperati, Un laboratorio cosmopolitico. Illuminismo e storia a Torino nel Novecento, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2011, pp. 231-300.