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L'arcobaleno infranto. La funzione del colore in Whitman Dickinson Frost Merwin
SKU: 0197448000
Mariani Andrea
34,00 €

Isbn
8881145073
Collana:

"Epigrafe"
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Nr. Volume
5
Formato
17x24
Nr. Pagine
262
Mese Pubblicazione
Dicembre
Anno Pubblicazione
1997

L'indagine si propone di documentare la funzionalità dell'elemento cromatico nel linguaggio dei due maggiori poeti dell'Ottocento americano e di due fra le più significative voci del nostro secolo, partendo dalla reazione romantica (Goethe, Keats) nei confronti dell'ottica di Newton, che pretendeva di ridurre la teoria della percezione allo studio delle cause dei fenomeni visivi. Il pittoricismo di Whitman supera la mimesi naturalistica, con risultati talora impressionistici, più spesso drammaticamente espressionistici, in sintonia col concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk. In Dickinson il colore si fa sistema (nel senso delle successive Osservazioni sul colore di Wittgenstein), si pone conte progetto operativo, "produce" immagini autoreferenziali, visioni surreali e astratte. In entrambi, valgono più le conseguenze di ciò che il colore mette in moto che le origini del processo. In Frost il colore infrange la tragica oscurità del contesto, crea una tensione fra pessimismo, ironia e resa alla bellezza, in minime epifanie sospese al di sopra del bianco e nero. Merwin recupera il colore come "allarme", per diradare la nebbia di un grigio di assenza, ricodifica tematiche e messaggi, ricostruisce quanto l'iniziale furia decostruzionista aveva smembrato; tracce, echi di colore, colmano l'abisso dei silenzio. Il percorso del volume si confronta con alcuni dei principali nessi intersemiotici, quali la sinestesia, l'interazione colore-suono, l'ermeneutica del dialogo fra le arti "sorelle", seguendone la fenomenologia nell'arco di tempo che dal Rinascimento Americano conduce all'estetica del postmoderno.

L'AUTORE

Andrea Mariani insegna Lingue e Letterature Angloamericane presso il Dipartimento di Scienze linguistiche e Letterarie, Facoltà di Lingue, Università "G. D'Annunzio" (Chieti/Pescara). ha pubblicato sulla poesia del Novecento (Frost, Sandburg, Gregory), sugli "espatriati" (James, Whartou, Stein, Santayana), sulle immagini di Roma nella cultura americana dell'Ottocento (Hawthorne) e del nostro secolo (Rivista di Studi Romani, 1987, 1990), sui rapporti fra letterature e arti visive (Whitman, W.W. Storv, E. Carr, D'Annunizio e R. Brooks), su alcuni momenti dell'esotismo (La Farge, Adams). È stato il primo a tradurre una scelta di poesie di James Merrill (Da "Divine Commedie" e altre poesie, Caltanissetta-Roma, 1991). Di taglio comparatistico, i contributi su Leopardi e Shelley, Merrill e Dante, Virgilio e Orazio nella letteratura americana, W. Demby, il tòpos di Arcadia, e i volumi di Scrittura e Figurazione nell'Ottocento americano: da Greenough a Vedder (Napoli, 1984) e Il sorriso del fauno: la scultura classica in Hawthorne, Melville e James (Chieti, 1992).

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