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La pesca delle spugne nel Mediterraneo (1900-1939)
SKU: 0816078150
Mastrolia Franco Antonio
46,00 €

Isbn
9788849530360
Collana:
"Cultura ed Economia"
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Nr. Volume
19
Formato
17x24
Nr. Pagine
324+16
Mese Pubblicazione
Maggio
Anno Pubblicazione
2016

I principali banchi e algamenti spugniferi erano presenti in Tripolitania, a Tripoli e a Ferua, Homs e Misurata, e in Cirenaica, nel golfo di Bomba e a sud del golfo della Gran Sirte. Spugne di buona qualità ma limitate si pescavano nelle isole «privilegiate e della penuria» (Kalymnos, Simi, Halki, Kastellorizo) del Dodecaneso, occupate dagli italiani dal 1912, i cui pescatori si spingevano nelle acque africane e, in particolare, della Tripolitania e Cirenaica, conquistate dall’Italia tra settembre 1911 e l’estate del 1913. Banchi di spugne sfruttati erano presenti tra Lampedusa, Pantelleria, Lampione, il mar Jonio, in Dalmazia, mentre erano produttivi nelle vicinanze delle coste tunisine, verso il golfo di Gabes e le secche di Kerkennah. Le spugne del Mediterraneo erano quelle più ricercate, pescate con i sistemi tradizionali (tuffatori o sommozzatori, kamakis o fiocina), con la gangava e, soprattutto, con scafandri e Fernez, più produttivi e pericolosi. Una volta pescate, erano portate ai centri di raccolta e lavorazione (Smirne, Rodi, Kalymnos «l’isola delle spugne», Simi, Halki, Tripoli, Bengasi, Sfax, Malta e Lampedusa), per essere poi esportate sulle principali piazze europee (Parigi, Marsiglia, Vienna, Berlino, Berna e Ginevra), e in particolare a Londra dove primeggiava la casa Vouvalis. Banchi e algamenti erano sempre più sfruttati, per cui si chiedevano rapidi interventi legislativi. La pesca delle spugne, gestita da armatori e capitani, grazie ai sacrifici dei pescatori greci, italiani, ottomani, indigeni, siriani, maltesi e arabi, era una ricchezza da tutelare. L’industria delle spugne era legata agli avvenimenti e cambiamenti dei diversi paesi. Una prima fase fu positiva sino allo scoppio della Grande Guerra, seguita dalla caduta dei prezzi delle spugne, destinati a non risalire più, poi una lenta ripresa e forti perdite tra il 1926 e 1927, ancora un’espansione economica sino agli anni Trenta, seguita da un crollo e da una difficile ripresa nell’ultimo triennio (1937-1939), quando il nuovo conflitto mise in crisi il mondo della pesca delle spugne. L’eccessivo sfruttamento, la concorrenza delle spugne americane e ancor più le sintetiche, la malattia, le vicissitudini politiche e i conflitti armati, allontanarono definitivamente armatori, capitani e pescatori.

L’AUTORE
Franco Antonio Mastrolia insegna Storia Economica presso la Facoltà di Economia dell’Università del Salento. È socio della Società Italiana degli Storici Economici e dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale. I suoi interessi hanno privilegiato la storia dello sviluppo economico in Terra d’Otranto tra il XVIII, XIX e XX secolo, della Svizzera nei secoli XIX e XX e delle relazioni dell’Italia con alcuni paesi del Mediterraneo nel XIX. Autore di oltre cinquanta saggi, per i nostri tipi ha pubblicato Società e risorse produttive in Terra d’Otranto durante il XIX secolo (con M. de Lucia), 1988; Agricoltura, innovazione e imprenditorialità in Terra d’Otranto nell’Ottocento, 1999²; Agricoltura, allevamento e industrie alimentari nell’economia svizzera (1890-1914), 1999; Istituzioni e conoscenze agrarie in Terra d’Otranto (1810-1910), 2000; La pesca delle spugne nel Mediterraneo del secolo XIX, 2003; Tra terra e mare. Aspetti dell’economia di Terra d’Otranto (1861- 1914), 2010; Personaggi «Benemeriti» del mondo agricolo in Terra d’Otranto nell’Ottocento, 2012; ed inoltre La Camera di Commercio di Brindisi fra storia ed economia, Manduria, 2006. Dal 2009 la biografia è inserita nel Marquis Who’s in the World, New Previdence (Usa).

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