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Diritto penale e malattia irreversibile: dal 'dovere di vivere' al diritto di autodeterminazione
SKU: 8019112190
Nappi Antonio
23,00 €

Collana:

"Nuove Ricerche di Scienze Penalistiche" 
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Nr. Volume
27
Formato
17x24
Nr. Pagine
176
Mese Pubblicazione
Settembre
Anno Pubblicazione
2019

La concezione della vita come dovere, già in sé problematica, appare decisamente inadeguata in rapporto al moltiplicarsi di ammalati ‘strappati alla morte’ che, versando in condizioni estremamente compromesse, rivendicano il proprio diritto di autodeterminazione terapeutica (o clinica, allorché, nei casi di irreversibilità, i trattamenti sanitari non possano curare, ma solo prolungare l’esistenza). Il principio pluralistico suggerirebbe di concepire la vita come diritto, del quale la persona – e non lo Stato – è titolare originario: in tale prospettiva, manca l’offesa e, con essa, la tipicità, allorché l’interessato si determini nel senso dell’eutanasia consensuale pietatis causa o del suicidio medicalmente assistito. Vietando, invece, sia l’una che l’altra pratica di ‘fine vita’, il nostro sistema penale legittima discriminazioni tra pazienti irreversibili, costringendo ad un’indesiderata agonia coloro, tra essi, che siano affetti da una patologia la cui natura non conduca, a seguito dell’interruzione dei trattamenti salvavita, a una morte immediata. De iure condendo, potrebbe escludersi la tipicità della condotta del personale sanitario che attui l’eutanasia consensuale, sia attiva che passiva, oppure del suicidio medicalmente assistito, ove si ritenga preferibile tale diversa ipotesi di riforma. Soluzioni di disciplina andrebbero trovate anche per le questioni sottese all’esercizio in senso positivo del diritto di autodeterminazione terapeutico/clinica: esiste un limite al diritto di curarsi, in presenza di patologie irreversibili e allorché i benefici conseguibili appaiano sproporzionati per difetto in rapporto alle sofferenze da affrontare? Partendo dal fondamentale valore della vita, l’indagine tenta di fornire criteri che contribuiscano a rendere meno incerti i confini di questo ulteriore territorio, incessantemente trasfigurato dall’incedere della ricerca medica e biotecnologica.

L'AUTORE
Antonio Nappi insegna Diritto penale comparato presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II. Ha pubblicato, tra l’altro: Reati edilizi. D.P.R. n. 380/2001 e successione di leggi nel tempo: un caso paradigmatico di violazione del principio di legalità agli albori del XXI secolo, 2004; Il trattamento: i diritti del detenuto tra misure sospensive, di sostegno e forme di (ulteriore) premialità, 2006; L’istituto della sospensione condizionale della pena, tra disciplina vigente, interpretazioni giurisprudenziali e prospettive de iure condendo, 2006; Principio di legalità, modello accusatorio e resistenze giurisprudenziali, 2006; La crisi del sistema delle sanzioni penali. Prospettive di riforma, 2010; Falso giuramento della parte, 2014; Prospettive e criticità del probation: disciplina vigente, spunti comparatistici, proposte di riforma, 2016; La responsabilità penale in materia di sicurezza sul lavoro tra diritto vigente, ‘diritto vivente’ e prospettive di riforma, 2017; Principio di offensività ed ordinamento vigente: il lungo cammino per ‘rimarginare la ferita’. Dalle proposte delle Commissioni di riforma alla non punibilità per irrilevanza del fatto, 2017; Razionalità complessiva del sistema: il c.d. omicidio stradale al banco di prova dei canoni di proporzione ed offensività, 2017; Consenso informato, alleanza terapeutica e disposizioni anticipate di trattamento: un giusto contemperamento tra autodeterminazione e solidarismo, 2018; Misure alternative alla detenzione ed integrazione sociale del reo, 2018; Principio personalistico e ‘binomi indissolubili’. Il primato dell’essere nell’incessante divenire della tutela penale, 2018; Restorative justice: ‘guardare oltre’. L’imprescindibile ausilio dello studio comparatistico nel ripensare la risposta al delitto, 2019.

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