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La presupposizione

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Autore:
Mattia Serafin Alberto
Collana:

"Quaderni della Rassegna di diritto civile" 
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42,00 €
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Tratteggiato il contesto storico entro il quale, per merito del geniale intùito di Bernardo Windscheid, germogliò quella Voraussetzung, che mirava a correggere le asimmetrie ingenerate dallo scontro con la realtà delle geometriche costruzioni pandettistiche, verificata lʼattitudine della dottrina italiana successiva ad ascrivere alle categorie tradizionali – come la condizione, lʼerrore, la causa, i motivi, la risoluzione o la buona fede – uno strumento rimediale escogitato proprio al fine di far fronte alle ristrettezze di queglʼistituti, e constatata infine lʼinclinazione della giurisprudenza a soprassedere al pur necessario momento di qualificazione dommatica, il contributo aspira a delineare la presupposizione quale «tecnica argomentativa complessa», per una soluzione anti-formalistica, ragionevole e proporzionata del caso concreto.

L'Autore
Alberto Mattia Serafin è Dottorando di Ricerca in Diritto Privato presso lʼUniversità degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Ha trascorso numerosi periodi di ricerca allʼestero ed è autore di saggi, note a sentenza e recensioni.

Indice

Introduzione

Capitolo I
1. Le origini: Bernardo Windscheid e la Voraussetzung nel prisma delle Selbstbeschränkungen dei negozî giuridici. Profilo definitorio: «illustratività» della Unentwickelte. La «volontarizzazione» dell’effetto caducatorio. (Ri)conoscibilità e affidamento. Vertragsparität, «rimedialità» della presupposizione e aporie del Willensdogma»
2. La recezione italiana: le Prolusioni di Gino Segrè e gli altri contributi coevi
3. La «svolta» d’inizio Novecento nelle «Note» di Carlo Fadda e Paolo Emilio Bensa: la «ipostatizzazione» delle istanze equitative extra-sistemiche, nel collegamento con gli artt. 1124 e 1131 c.c. abr.
4. Repentini riscontri processuali: la vicenda Società Romana Tramways Omnibus c. Finestauri
5. Gli studî di Giuseppe Osti: la recessione del profilo ermeneutico, nella transizione dalla clausola rebus sic stantibus alla «sopravvenienza»
6. Cenno ad un’occasionale riemersione della lettura «causale»

Capitolo II
1. Il silenzio della codificazione e il mancato assecondamento d’una tendenza evolutiva «intra-positivizzante». Enunciazione del proposito di verificare un’autonomia concettuale, mediante un procedimento di «filtrazione progressiva» degl’istituti tradizionali»
2. Segue. La condizione. Tesi che ravvisa la «futurità» e la «incertezza» quali elementi comuni. Critica. Valorizzazione del criterio della «certezza soggettiva». Suo ribadimento nella distinzione
con la condizione «tacita»
3. Segue. L’errore(-vizio) sul motivo. «Essenzialità» e «riconoscibilità». Verifica della sussistenza d’una «falsa rappresentazione della realtà». Esito negativo, con eccezione della c.d. «falsa presupposizione», prima fonte d’ibridazioni rimediali. L’errore «di previsione». Critica
4. Segue. La causa. La mistificante stringatezza della «funzione economico-sociale». La presupposizione in Emilio Betti tra «depsicologizzazione» e «a-normatività». La «funzione economicoindividuale» e la riemersione dei motivi. «Liceità» e «meritevolezza». Presupposizione e «strutturalità» causale. Critica. Superamento della tautologia in ottica funzionale-assiologica
5. Segue. Il motivo. Il «dogma» dell’irrilevanza. Critica. Per una «meritevolezza» del motivo»
6. Segue. La risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta. «Straordinarietà» e «imprevedibilità»: a) endiadi; b) continenza non reciproca; c) cumulo occasionale. Parziale estraneità del requisito al problema presuppositivo. La «rinegoziazione». Critica
7. Segue. La buona fede. Duplice e opposta accezione: - l’inesauribilità della vicenda sul piano interpretativo/a-qualificatorio; - Mario Bessone e lo «iper-soggettivismo» della presupposizione.
«Tipo» e «valore di mercato». Critica. Deficienze della clausola generale e contrazione della sua «vaghezza intenzionale» a mezzo dei principî.

Capitolo III
1. Ulteriore revisione del problema. «Intersezione categoriale»: riflessi teorici e applicativi, indicativamente impostati dalla dottrina in chiave «rimediale». Luigi Mengoni e la precorritrice focalizzazione dei due elementi critici: a) indici selettivi delle circostanze «rilevanti»; b) individuazione delle conseguenze in caso di loro mancanza originaria o successiva
2. L’apporto del criterio di ragionevolezza e del principio di proporzionalità. Considerazioni liminali sulla loro pervasività interdisciplinare
3. Segue. La «ragionevolezza». Tentativî definitori: - l’ostacolo della contiguità logica tra «definizione» e «categoria»; - l’inservibilità della prospettiva «induttiva», vòlta a ricavare significati «per astrazione» da (pur numerosi e qualificati) indici normativi; - la scarsa utilità della «costituzionalizzazione», con riscontri comparatistici. Transizione ad un profilo ricostruttivo piú fecondo: contrapposizione alla in-controllata «razionalità»
4. Segue. La «proporzionalità». Complementarità rispetto alla «ragionevolezza» ed esiti pratici discendenti dalla loro interazione
5. La presupposizione. Sintomatologie d’assetti dis-proporzionali: mancata previsione di «sovrapprezzi» compensativi di «utilità extra-corrispettive». Primi segnali d’insufficienza della «quantitatività» e integrazione della ragionevolezza. «Razionalità irragionevole» d’alcune letture (puramente) logiche dell’art. 1467 c.c. Apologia del deprecato «pluralismo rimediale». «Compatibilità» e «disciplina applicabile»: profili d’esportazione dai modelli condizionale e risolutivo.

Conclusioni