Fine vita: antichi dilemmi e questioni irrisolte
SKU: 7421055210
Urciuoli Antonella
20,00 €

Isbn
9788849545845
Collana:

"Quaderni della Rassegna di diritto civile" 
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Formato
17x24
Nr. Pagine
140
Mese Pubblicazione
Aprile
Anno Pubblicazione
2021

Il tema, estremamente complesso e delicato, coinvolge una miriade di implicazioni e di risvolti non solo etici, medici e giuridici, ma anche politici e sociali. Punto iniziale di riflessione è il ruolo del consenso e/o del rifiuto di trattamenti sanitari prima della l. 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) che ha introdotto significative, anche se non risolutive novità, e della quale sono stati individuati i più significativi principi ispiratori, tracciando un quadro relativo allʼevoluzione del pensiero, non solo della dottrina, circa la necessaria centralità del consenso. Il consenso informato risulta essere presupposto fondamentale per unʼefficace espressione della libertà di autodeterminazione terapeutica, sempre affiancato da specifici ed ulteriori requisiti del consenso stesso. Una delle tematiche più dibattute risulta legata infatti alla capacità dʼagire: sviluppandosi in merito il c.d. superamento della dicotomia capacità giuridica-capacità dʼagire e la valorizzazione della c.d. capacità di discernimento. Su tali premesse si innesta il dibattito aperto dalla l. n. 219 del 2017, nella quale acquista definitiva centralità appunto il consenso informato, al fine di soddisfare la necessità di un equo bilanciamento tra il diritto alla vita e quello allʼautodeterminazione del paziente interessato. Il lavoro, muovendo dal dato normativo, apre ad ulteriori problematiche connesse: allʼobiezione di coscienza, alla pianificazione delle cure tra paziente e medico, allʼeutanasia, allʼaccanimento terapeutico, allʼalimentazione e idratazione artificiale. Lʼattenzione si incentra poi sulle DAT (disposizioni anticipate di trattamento) al fine di inquadrarne il ruolo, i contenuti, nonché i requisiti di forma, e, tra gli altri, la revocabilità. Nella consapevolezza che ciò che prevale è la volontà di salvaguardare i beni punto di riferimento oggettivo di tale personalissimo atto il quale, proprio a causa del suo particolare modo di essere, si atteggia sempre come significativa espressione del potere di autonomia negoziale assoggettato, tuttavia, ad una regolamentazione ben diversa da quella relativa agli accordi contrattuali non avendone il carattere economico. Emerge sulle disposizioni anticipate di trattamento un panorama con ancora molte zone dʼombra: la l. n. 219 del 2017 non sembra aver sciolto del tutto le perplessità sollevate in ordine alla configurabilità, nelle DAT, dei requisiti dellʼattualità, della ponderatezza e della specificità del consenso, che appaiono fondamentali tanto per la validità di questʼultimo quanto per la legittimazione stessa del trattamento sanitario.

L'AUTORE
Maria Antonietta Urciuoli († 2020), ordinario presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Salerno. Oltre a lavori minori, ha scritto monografie sulla tutela del singolo nei partiti politici, sugli atti a contenuto non patrimoniale, su immagine e autonomia negoziale e sui rapporti familiari.

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