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Destinazione culturale e proprietà dei beni
SKU: 7419071190
Ruggiero Domenico Giovanni
23,00 €

Isbn
9788849539615
Collana:

"Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli - Dipartimento di Scienze Politiche «Jean Monnet » - Quaderni" 
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Nr. Volume
61
Formato
16,5x24
Nr. Pagine
176
Mese Pubblicazione
Maggio
Anno Pubblicazione
2019

L’esame della tutela della cultura e dei beni che ad essa afferiscono è l’occasione, una volta individuato il concetto di bene culturale, per indagare sull’istituto della proprietà, qualora abbia ad oggetto tale bene complesso. L’obiettivo, malcelato dal titolo del libro, è concentrato sugli effetti della destinazione culturale. Quest’ultima, pervadendo il diritto dominicale, dà vita ad uno statuto che, emancipandosi dagli schemi tradizionali della pienezza e dell’esclusività, è proteso alla realizzazione di un interesse collettivo, in via intergenerazionale. Oggi, il Codice dei beni culturali ha recepito un’istanza di sintesi di nomenclature diversificate ed ha inteso anche imprimere una spinta concettuale al coordinamento, se non effettivamente all’unità, della materia: in luogo della concezione estetizzante della «cosa d’arte», che è alla base della legge n. 1089 del 1939, ne è assunta una storica ed antropologica. Dalla combinazione degli strumenti di protezione degli interessi coinvolti discende la peculiare ontologia giuridica dei beni culturali: all’interesse individuale fa riscontro un interesse collettivo, universale, talché il diritto soggettivo viene permeato da tale peculiarità. I beni culturali sono caratterizzati da un’evidente complessità che è immanente alla personalità dei soggetti che aspirano al godimento della cultura, a prescindere dal profilo dell’appartenenza che ha carattere relativo e variabile. Emerge, così, uno statuto normativo, trasversale alla proprietà pubblica e a quella privata, che esalta l’idea che il regime giuridico del bene, non solo e non sempre, è collegato alle esigenze espresse dal proprietario, ma può dirsi anche connesso alle esigenze realizzabili con quella res e, fra queste, in particolare, quelle di carattere pubblico. In questo senso, breve è il passo verso la discussa categoria del «bene comune»: il concetto assume una valenza ordinante rispetto a scelte normative omogenee che si concretizzano nella garanzia di conservazione e fruizione collettiva di beni direttamente destinati dall’ordinamento giuridico al soddisfacimento dei diritti fondamentali della persona umana. La Carta costituzionale offre una serie di solidi argomenti per ripensare la teoria dei beni e delle situazioni dominicali, in una prospettiva più moderna; a tanto si oppongono, nella prospettiva del diritto europeo, i principi del libero mercato e della concorrenza. A tali spinte contrapposte deve rispondere l’interprete, suggerendo soluzioni e metodi effettivamente percorribili, idonei a realizzare al contempo l’interesse dei singoli ed insieme della collettività.

L'AUTORE
Domenico Giovanni Ruggiero è professore associato di Diritto privato nell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

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