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Trattato di diritto penale
SKU: 280006

648,00 €

Presentazione

Non ho mai compreso veramente il significato del pur accreditato assioma secondo cui cultura e pratica del diritto sarebbero in un rapporto di assoluta alternatività. La cultura, nel senso dell’indagine storica, delle implicazioni sistematiche, delle scelte di metodo e dell’elaborazione teorico-generale, sarebbe appannaggio della speculazione dottrinale; viceversa, le problematiche ‘del diritto’ spetterebbero alla pratica.
Volendo soggettivizzare il discorso, è come voler dire che il teorico è colto, ma non sa di diritto, mentre il pratico è ignorante, ma sa di diritto: tutti possiamo convenire su quanto sia, almeno, strampalata una conclusione del genere.
Eppure, se osserviamo la gran parte delle opere destinate alla ‘pratica’, non è difficile notare come da esse vengano quasi programmaticamente bandite storia, sistematica, metodologia, teoria generale, che, d’altro canto, effettivamente non compaiono, di regola, nelle decisioni giurisprudenziali. Ma può essere questa una valida ragione per rinunciare alla conoscenza del diritto, per rinunciare alla conoscenza di ‘quel che si pratica’?
Io credo proprio di no.
Senza la cultura, non è possibile la conoscenza: non credo che si possa dubitare del fatto che, quanto all’esperienza giuridica, storia, politica del diritto, metodologia, dommatica, teoria generale, sistematica, siano coessenziali allo stesso dettato normativo, se del fenomeno giuridico si voglia avere piena conoscenza. Infatti la conoscenza del diritto va ben oltre la conoscenza della norma, essa riguarda, quanto meno, l’acquisizione di determinati canoni logici e/ o teleologici che sono al di fuori della norma e sovente richiedono un lungo percorso di approfondimento anche di tipo extragiuridico, nonché l’acquisizione di strumenti di elaborazione idonei a stabilire criteri di collegamento tra le varie norme. Tutto ciò serve almeno alla corretta interpretazione ed è, com’è noto, di regola, situato fuori della norma.
Così come fuori della norma è l’astrazione dommatica, che serve a dare un significato di armonica ragionevolezza a norme e complessi di norme; per non parlare del sistema, che rappresenta il momento della sintesi di tutte le componenti – normative e teoretiche – del fenomeno giuridico e dunque giuspenalistico. Tutto questo complesso di elementi chiama naturalmente in causa la civiltà, secondo i moduli della Kulturwissenschaft. E quanto ci sia bisogno di civiltà, specialmente per chi pratichi di diritto penale, è un dato drammaticamente scontato nell’esperienza attuale.

Sergio Moccia

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