8508071070.jpg8508071070.jpg
Processi per usura. Ideologie giuridiche e soluzioni giudiziarie tra Sette e ottocento
SKU: 8508071070
Tita Massimo
58,00 €

Isbn
9788849514803
Collana:

"Univ.degli Studi del Molise - Dipartimento Giuridico"
Vai alla collana >>>

Nr. Volume
28
Formato
17x24
Nr. Pagine
448
Mese Pubblicazione
Maggio
Anno Pubblicazione
2008
Un delitto - l'usura -, un contratto - il mutuo - ed un bene mobile - il denaro - costituiscono la struttura oggettiva di questa ricerca che, come si conviene ad ogni vicenda di storia della giustizia, sul piano soggettivo si arricchisce della presenza dei protagonisti del processo (giudici, avvocati, parti processuali) e di attori meno immersi nelle logiche giudiziarie, richiamati dalla polivalenza e suggestione del tema. Situato sulla tenue linea di confine fra diritto, economia e morale, il prestito ad interesse suscitò in molti studiosi delle scienze sociali la più forte delle attenzioni: discutere della capacità del denaro dato a mutuo di produrre altro denaro, della liceità giuridica dell'operazione, significava prendere posizione a favore o contro la logica d'impresa, la mobilità sociale, l'interpretazione aperta o chiusa delle Scritture. Il dibattito che ne seguì assunse a metà Settecento, quando i giochi erano aperti, i toni della contesa inevitabile tra modernisti e conservatori e nella seconda frazione del secolo successivo, all'epoca del mercantilismo trionfante, i modi della battaglia di retroguardia, dall'esito già segnato. Nel complesso la polemica fu dominata da divisioni che non corrispondevano alla differenziazione fra cattolici e laici, con molti religiosi capaci di sostenere le ragioni degli innovatori ed il massimo esponente del conservatorismo, il cardinale Gerdil, intento a immaginare, contro il mercato del denaro, forme di cooperativismo o socialismo ante litteram. Tracce cospicue di questa materia magmatica si ritrovano nei fascicoli processuali: condotta in prevalenza tra gli atti del Tribunale del Senatore, la corte penale laica dello Stato pontificio, e i documenti del Tribunale di Commercio capitolino, quest'indagine mette a confronto i modelli decisori romani con quelli napoletani e francesi raccolti dai repertori di giurisprudenza, rilevando in ognuno come il tema fosse capace di conservare la sua natura molteplice fin dentro le stanze dei giudici. E così le sentenze esaminate, non solo manifestano il concreto assetto dell'ordinamento rispetto ad una materia tanto ampia e discussa, ma, dense come sono di richiami teologici, ideali, politici, non ne riducono affatto il suo forte significato ideologico.

L'AUTORE
Massimo Tita insegna Storia delle Costituzioni nella Facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli e Storia della Giurisprudenza nella Facoltà giuridica dell'Università degli Studi del Molise. Ha pubblicato Sentenze senza motivi. Documenti sull'opposizione delle magistrature napoletane ai dispacci del 1774, Napoli 2000 e negli "Annali del Dipartimento di Scienze Giuridico-sociali e dell'Amministrazione dell'Università degli Studi del Molise", La rinuncia a giudicare. Note sul problema storico della motivazione tra Sette ed Ottocento, 2003/1. Ha pubblicato inoltre in "Frontiera d'Europa" Fisco economia togati: l'arrendamento della seta in un inedito di Costantino Grimaldi, 1995/2 e Libertà editoriale e inquisizione romana: Costantino Grimaldi e la difesa dei suoi libri, 1999/2.
Edizioni Scientifiche Italiane E.S.I. SpA - Via Chiatamone 7 - 80121 - Napoli P.IVA: 00289510638 Copyright © All right reserved
NOTE! This site uses cookies and similar technologies .
This site uses cookies , including third parties : by clicking on ' I approve , continuing the navigation , making the scroll of the page or other interaction with the website , you consent to the cookies .
For more information or to refuse consent to all or some cookies, see the information .
 Privacy Policy