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Il chiamato all’eredità e la voltura catastale: tra violazione di un obbligo e compimento di atto che vale accettazione tacita dell’eredità
SKU: 9912205002
Barba Vincenzo
46,99 €

Nr. Pagine:
47
Formato:
PDF

Secondo un consolidato orientamento di giurisprudenza mentre la dichiarazione di successione non vale quale atto di accettazione tacita dell’eredità, la voltura catastale, poiché ha rilevanza non soltanto fiscale, ma anche civilistica, vale quale accettazione tacita dell’eredità. Deve osservarsi, però, che l’art. 28, d.lg. 31 ottobre 1990, n. 346, obbliga i chiamati all’eredità a presentare la dichiarazione di successione e che l’art. 3, comma 2, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 650, obbliga i chiamati all’eredità, che abbiano eseguita la dichiarazione di successione, di domandare ed eseguire la voltura catastale. Sulla base di questo rilievo e considerando i tre requisiti e la natura dell’atto di accettazione tacita dell’eredità non può condividersi l’orientamento della giurisprudenza. Deve escludersi, infatti, che la voltura catastale compiuta dal chiamato possa valere quale accettazione tacita dell’eredità. Perché non presuppone necessariamente la sua volontà di accettare l’eredità, in quanto si tratta di un atto dovuto. Perché non è un atto che il chiamato non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede, in quanto si tratta di atto proprio del chiamato all’eredità.

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