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Responsabilità o immunità giudiziale: studio comparatistico su un’apparente alternativa
SKU: 9917270001
Serio Mario
49,99 €

Nr. Pagine:
50
Formato:
PDF
ISSN:
1828-311X
Il lavoro si prefigge di esplorare, utilizzando il metodo del raffronto comparatistico, la questione del possibile assoggettamento a responsabilità civile di coloro che svolgono funzioni giudiziarie in relazione agli atti posti in essere in tale contesto. Gli ordinamenti presi in considerazione sono l’inglese e l’italiano. Il fine perseguito attraverso la ricerca è di dimostrare che entrambi gli ordinamenti rifuggono da una presa di posizione radicale che indirizzi verso un regime assoluto di immunità da responsabilità o di affermazione di essa alla stessa stregua di quanto accade generalmente in materia di illeciti extracontrattuali. L’indagine procede prendendo separatamente in esame i due sistemi giuridici e perviene, infine, alla formulazione di una serie di conclusioni dalle quali emerge che essi conoscono forme combinate di responsabilità e di immunità da responsabilità giudiziali a seconda dei casi e, comunque, all’interno di una cornice di principii sia di origine giurisprudenziale nel common law inglese) sia di fonte legislativa (nel diritto italiano). L’esperienza storica inglese insegna che quell’ordinamento ha sempre saputo adeguatamente valorizzare i profili di rilevanza costituzionale che ineriscono al tema trattato. In particolare, nel Regno Unito si è sottolineato, sin dal periodo, collocabile agli inizi del diciassettesimo secolo, in cui qualcuna delle parti processuali che lamentava l’emanazione ai propri danni di una sentenza ingiusta iniziava ad agire direttamente nei confronti del giudice che l’aveva emanata (non essendo percepita in quell’epoca la differenza basilare intercorrente tra la sentenza erronea e la responsabilità del relativo autore e tra il rimedio rescissorio e quello risarcitorio), che garantire agli appartenenti all’ordine giudiziario l’immunità da azioni civili per fatti ascrivibili all’esercizio della funzione significa tutelare la autonomia e ‘indipendenza del potere giudiziario, a beneficio di un’amministrazione affidabile della giustizia. Tuttavia, alla tradizione inglese, mantenutasi sostanzialmente salda fino al presente, è estranea l’idea della illimitatezza dell’immunità, che è stata piuttosto circoscritta alle categorie dei giudici appartenenti alle Corti di giustizia superiori (High Court, Court of Appeal, House of Lords e, oggi, Supreme Court) a condizione che l’atto della cui possibile responsabilità si tratta sia stato emesso nell’ambito del potere giurisdizionale in concreto conferito al singolo giudice. La garanzia è andata nel tempo estendendosi, nel presupposto della liceità dell’azione e del relativo svolgimento nell’appropriato contesto di competenza, anche a favore dei giudici di pace e di quelli delle corti inferiori. Di essenziale importanza si rivela a fini ricostruttivi la sentenza emessa dalla Court of Appeal nel 1974 nel caso Sirros v. Moore. Il saggio si sofferma sulla illustrazione dei principali contributi dottrinari espressi in materia e segnala come di recente alberghino sentimenti avversi ad un atteggiamento immunitario che non tenga adeguatamente conto delle esigenze dei cittadini: va, tuttavia, posto in rilievo che si tratta di posizioni diffuse principalmente in ordinamenti di common law diversi da quello inglese (australiano, neozelandese). Relativamente al diritto italiano, lo studio si incentra sulla ricognizione della giurisprudenza costituzionale del 1968 e sulle leggi 117 del 1988 e 18 del 2015 che hanno tratteggiato presupposti, limiti, condizioni dell’affermazione di responsabilità civile (non diretta dei magistrati, ma) dello Stato nei confronti dei cittadini danneggiati da un esercizio improprio (secondo le categorie della responsabilità aquiliana) delle funzioni giudiziarie. Molto vivace è ancora oggi il dibattito alla luce della contrapposizione di idee tra i difensori di una concezione tendente a sottrarre, in omaggio ai valori di autonomia ed indipendenza, gli appartenenti all’ordine giudiziario al comune circuito della responsabilità assimilabile a quella di cui all’art.
2043 cod. civ. e i propugnatori della incondizionata tutela dei diritti dei cittadini che si dolgano per la relativa compromissione causata da un’erronea amministrazione della giustizia. In conclusione, si formula l’opinione che dei due ordinamenti presi in considerazione (che, comunque, ignorano la scelta unilaterale di uno dei regimi in competizione: responsabilità contro immunità) quello inglese appaia più capace di garantire la prevalenza delle ipotesi in cui opera lo scudo protettivo dell’attività giudiziale.

The essay is dedicated to the tracing of the ordinating factors in the field of the remedies, if any, against cases where the judicial function falls to be considered to have been inadequately exercised. The topic is explored in a comparative perspective which takes into account the English common law and the Italian legal system. The principal aim of this study is to demonstrate that neither system is built around a radical approach, in the sense that both are aimed at adopting solutions which, according to the circumstances, result in a full immunity for judges in relation to acts done lawfully within their sphere of jurisdiction or in the adfirmation of their tortious liability when such a condition is not met or very serious errors have been made through inadvertence or gross negligence. An historical view is particularly given to the English experience, so that the conclusion is reached whereby, starting with the 1608 Floyd v Barker case, judicial immunity is conferred upon judges of the superior Courts (and initially to those operating inside Courts of record) acting within the scope of their jurisdiction. This position was further upheld and clarified by the Court of Appeal in 1974 in Sirros v. Moore, which should be held to be a guiding line in the subject matter, still today. The work proceeds to identify the constitutional foundation of judicial immunity in the need to protect judicial independence from the risk of vexatious actions and to ensure the actual finality of decisions. The problem is also examined of whether and on what conditions, if any, non professional judges may be entitled to the same shield as their professional counterparts. The answer is conditionally in the adfirmative, subject to the respect of the ambit of jurisdiction and the lack of any impropriety in the individual conducts. Finally, an overview of the opinions of the main legal authors is to be found in the research. As for the Italian law, the outstanding consideration stemming from a critical review of the most recent pieces of legislation (law n. 18 of 2015) regarding the discipline of cases of mishandling of judicial functions by way of fraud, gross negligence, patent inadvertence amounting to a tort is that the line of judicial immunity (although no direct action is given to an aggrieved party against a judge, but only against the State) in Italy is getting thinner and thinner: which gives rise to much controversy. The comparative final remark is that, even if neither system contemplates a criterion of absolute liability or immunity, the English common law seems to be much more protective than the Italian as regards the number of exceptions which preclude the possibility to sue a judge for the ill consequences of a decision of his or her.
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