L’entrata in vigore della Convenzione de L’Aja ed il riconoscimento dei provvedimenti di kafala
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Orlandi Maurizio
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29
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PDF
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2421-2407
Il riconoscimento dell’istituto di protezione dei minori di diritto islamico denominato kafala, per molti anni, ha posto problemi giuridici ed ha originato tra i giudici italiani una giurisprudenza contrastante. Le incertezze, almeno in parte, dovrebbero essere superate grazie all’entrata in vigore per l’Italia della Convenzione de L’Aja del 1996. Peraltro, se la Convenzione ha contribuito a risolvere alcuni problemi inerenti la kafala, ed in particolare quelli di qualificazione dell’istituto, l’assenza nella Legge di esecuzione di piú precise disposizioni di attuazione ne ha lasciati aperti altri. In particolare risultano ancóra mancanti le disposizioni necessarie a consentire quella concordanza tra autorità nazionali e straniere che è indispensabile per la pronuncia di un valido provvedimento di kafala di quel minore che dovrà essere trasferito in Italia. Restano inoltre dubbi sulla compatibilità con l’ordine pubblico di quei provvedimenti di kafala che non sono stati disposti direttamente dalle autorità statali in favore di un minore abbandonato ma sono il frutto di un atto consensuale tra i suoi genitori e gli affidatari e che solo eventualmente viene «coperto» da un provvedimento di omologa del giudice.

The recognition of the child protection institute of Islamic law called kafala for many years has created legal difficulties and originated a conflicting case-law in Italian courts. Those difficulties, at least in part, should be overcome by the entry into force for Italy of the 1996 The Hague Convention. However, if the Convention has helped solving some of the questions related to the kafala, and in particular those of correctly qualifying the institute, in the absence of more precise rules in the Convention’s implementing Law, others are left open. More specifically, the necessary arrangements needed to allow the concordance between domestic and foreign authorities are still missing and they are essential for the delivery of a valid measure of kafala of those children’s that are known that will be moved to Italy. Doubts also remain about the compatibility with the public order of those measures of kafala that have not been placed directly by the State’s authorities in favor of an abandoned child, but are the result of a consensual act between his parents and caregivers and that only possibly will be «covered» by a judge’s homologation.
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