Il recesso del viaggiatore prima e dopo la direttiva 2015/2302 UE tra armonizzazione massima e applicabilità degli strumenti interni del diritto comune
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Carabetta Stefano
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20
Estratto Rivista

Comparazione e diritto civile 2/2020

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PDF
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2037-5662

La direttiva «viaggi» 2015/2302 UE ripropone la questione mai sopita dei rapporti tra diritto interno e diritto dell’Unione Europea. La sua natura di direttiva di armonizzazione piena vieta, infatti, di mantenere o introdurre nel diritto nazionale disposizioni da essa divergenti. La questione peculiare che si pone in tal caso concerne la possibilità di far convivere con la nuova normativa i rimedi di diritto comune precedentemente coniati dalla giurisprudenza. Il Supremo Collegio, durante la vigenza della passata disciplina, facendo leva sulla categoria della causa negoziale in concreto aveva ammesso la risoluzione del contratto di viaggio per sopravvenuta irrealizzabilità della finalità turistica. Trattandosi di una direttiva di armonizzazione massima, la conservazione degli strumenti di diritto comune enucleati dal diritto pretorio interno produrrebbe un risultato contra ordinem. Una possibile via d’uscita per sanare l’antinomia tra la vecchia e la nuova regolamentazione in materia di tutela del viaggiatore potrebbe rinvenirsi nella c.d. «ermeneutica dialogica» quale canone che consente un circolo interpretativo virtuoso che mette in comunicazione bidirezionale il sistema interno e quello europeo in una sorta di osmosi giuridico-assiologica. In tale direzione anche il «principio personalista» fornisce utili argomenti per la razionalizzazione degli interessi che si pongono in potenziale conflitto specie in quelle ipotesi, tutt’altro che marginali, in cui le domande di risoluzione per impossibilità sopravvenuta soggettiva del turista/viaggiatore veicolano altrettante istanze di tutela di interessi afferenti alla sfera esistenziale della persona.

The Directive 2015/2302 EU on package travel, as a full harmonisation directive, prohibits maintaining or introducing diverging provisions into national law. The peculiar issue that arises from this rule concerns the possibility of making domestic remedies previously coined by case law coexist with the new legislation. The Supreme Court of Cassation, during the validity of past regulation, by leveraging the category of «causa in concreto» had allowed the termination of the travel contract due to the impossibility of achieving the tourist purpose. As this is a directive of maximum harmonisation, the preservation of the instruments of domestic law enucleated by the internal case law would produce a result «contra ordinem». A possible way out to resolve the antinomy between the old and the new legislation regarding the protection of travelers could be found in the so-called «dialogical hermeneutics» as canon that allows a virtuous interpretative circle that puts the internal and European systems in two-way communication in a sort of juridical-axiological osmosis. In this direction, the «personalist principle» also allows the rationalization of interests which arise in potential conflict, especially in case of protection of interests relating to the existential sphere of person.

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