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Misurare il diritto?
SKU: 9912179002
Gambaro Antonio
30,99 €

Nr. Pagine:
31
Formato:
PDF

L’articolo analizza il tema della misurazione del diritto. Si tratta di un tema molto dibattuto negli Stati Uniti ed in Francia, ma che fino ad ora ha ricevuto scarsa attenzione in Italia, nonostante la sua rilevanza per le scienze sociali ed anche per le scelte politiche che riguardano la globalizzazione. Il dibattito francoamericano, che ha avuto spesso toni polemici, è iniziato con la pubblicazione dei Rapporti Doing Business della Banca Mondiale nel 2004, secondo cui i sistemi giuridici di common law hanno risultati economici migliori di quelli di civil law. L’articolo analizza le origini intellettuali di questi Reports, che sono legate alla ricerca in materia di «Legal Origins» sviluppata da studiosi di finanza, fortemente influenzati dal pensiero giuridico nordamericano, per cui il diritto è considerato una forma di «ingegneria sociale», una posizione molto diversa da quella del pensiero giuridico dell’Europa continentale. Gli studiosi del movimento di Legal Origins sono quasi esclusivamente economisti che operano come «giuristi fai-da-te» nell’analisi delle regole giuridiche. Essi ritengono che i sistemi di common law abbiano risultati economici migliori rispetto ai sistemi di civil law, e di conseguenza, se si trapiantano regole di common law, i risultati economici miglioreranno, secondo un modello di «taglia unica» giuridica. In realtà, il legame fra le istituzioni e lo sviluppo economico è molto complesso, e può essere spiegato da una varietà di fattori (ambientali, culturali, religiosi, tecnologici, ecc.). L’articolo analizza in modo critico alcuni degli elementi fondamentali di questo dibattito: se il modello della «taglia unica» giuridica funzioni; se i sistemi di common law abbiano davvero risultati economici migliori; se il metodo per la selezione ed il trattamento dei dati statistici sia corretto; se l’efficacia di un sistema giuridico possa essere misurata attraverso le prestazioni economiche. In primo luogo, lo studio dei trapianti giuridici mostra come non sia sufficiente trapiantare le regole formali, e che invece trapianti funzionanti richiedano una varietà di interventi su elementi giuridici. In secondo luogo, la classificazione dei sistemi fra civil law e common law sembra essere tautologica, dato che il modo in cui i sistemi sono classificati è basato sui risultati, piuttosto che su criteri chiari stabiliti ex ante. Ancora, la metodologia utilizzata per raccogliere i dati statistici nei Rapporti Doing Business si basa su questionari che sono compilati da professionisti locali, e di conseguenza quello che viene misurato è la percezione del funzionamento delle regole giuridiche, non le regole giuridiche stesse. Inoltre, c’è una significativa differenza nel sostenere che quello che viene misurato è la facilità di far funzionare le imprese, piuttosto che lo sviluppo economico generale, o addirittura la qualità dell’intero sistema giuridico. Infine, l’articolo sottolinea che il tipo di comparazione fra regole giuridiche che è contenuto nei Rapporti Doing Business e nella letteratura di Legal Origins è strutturalmente diversa dalla comparazione propria degli studi giuridici, che normalmente comparano strutture giuridiche complesse senza utilizzare misurazioni quantitative, e di conseguenza non consentono di stilare graduatorie. È poi evidente che vi è una differenza fondamentale fra la misurazione di regole giuridiche che avviene ex ante, cioè che stima i possibili effetti di regole che devono ancora essere adottate ed attuate, e la misurazione che avviene ex post, cioè quando le regole hanno già avuto applicazione.

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