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Teoria economica del credito
SKU: 0890098000
Hahn L. Albert
13,94 €

Isbn
8871041739
Collana:

"Economia Monetaria"
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Nr. Volume
3
Formato
17x24
Nr. Pagine
XXXVI+146.
Mese Pubblicazione
Giugno
Anno Pubblicazione
1990
La collana «economia monetaria» presenta un gruppo di autori che, nei primi decenni di questo secolo, hanno dato vita ad un filone teorico opposto alla tradizionale teoria quantitativa della moneta. In contrapposizione alla formulazione di Marshall e di Fisher, che trattava la quantità di moneta come grandezza esogena e il livello dei prezzi monetari come strettamente legato alla quantità di moneta, questa linea di pensiero, certamente eterodossa e forse addirittura eretica (di cui fanno parte Wicksell, Schumpeter, Keynes, Robertson, L.A. Hahn, e numerosi altri) vede la quantità di moneta come frutto di contrattazioni interne al mercato, e il livello dei prezzi come determinato, non già dalla quantità di moneta, bensì dalla domanda globale o dai costi. Questa impostazione, che può apparire una mera variante tecnica, si rivela cruciale per i temi centrali della teoria economica: ne scaturisce infatti una diversa teoria della distribuzione del reddito, un diverso modo di analizzare i rapporti fra banche e imprese, una diversa analisi dell'accumulazione del capitale industriale e finanziario.

L'AUTORE

La fama di L. Albert Hahn (1889-1968), figlio di un banchiere francofortese e banchiere egli stesso, è legata al lavoro che qui si presenta e che al suo apparire gli meritò l'attenzione di Schumpeter e di Keynes. La teoria del credito in esso presentata, infatti, si muoveva lungo le linee disegnate dalla schumpeteriana Teoria dello sviluppo e, nel contempo, anticipava alcuni dei temi fondamentali delle maggiori opere keynesiane. Nel corso degli anni venti, Hahn, colpito dall'esperienza della Grande Inflazione tedesca ripudiò la sua originaria teoria creditizia, accettando le critiche di chi vi aveva visto la giustificazione di una politica monetaria inflazionistica. In seguito Hahn divenne un acceso oppositore della teoria keynesiana che, secondo lui, ripercorreva i suoi errori giovanili. Ai suoi numerosi lavori, tuttavia, non arrise più il successo che aveva accompagnato la sua prima, rivoluzionaria opera.
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