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Il dilemma del divieto di analogia nella materia penale
SKU: 0701978000
Sorrentino Tommaso
21,00 €

Isbn
884950344X
Collana:

"Univ.degli Studi della Calabria Facoltà di Economia - Quaderni Dip. Organizz. Aziendale e Amministrazione Pubbllica"
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Nr. Volume
8
Formato
17x24
Nr. Pagine
164
Mese Pubblicazione
Gennaio
Anno Pubblicazione
2001
A quale logica risponde il divieto di analogia? La dottrina del Cinquecento ha sempre ritenuto che la forza del ragionamento analogico fosse tale da raggiungere risultati di certezza. Di ciò ha dubitato l'illuminismo giuridico e, dopo Muratori, che in termini precisi denunzia «i difetti della giurisprudenza», il problema dell'analogia, funzionalmente connesso all'interpretazione della legge, diventa un problema di ordine politico-giuridico da risolvere nel senso del divieto almeno nella materia penale. Così caratterizzato è assunto dagli ordinamenti positivi di quasi tutti gli Stati. In Italia il principio desunto dall'art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale e dall'art. 1 del codice penale ha trovato ulteriore invalicabile previsione nel II comma dell'art. 25 della Costituzione. Ciò nondimeno le insidie dì possibili interpretazioni analogiche si annidano nella medesima struttura della norma. Anche per questa ragione la dottrina insiste sul principio di tassatività -determinatezza quale necessario corollario del nullum crimen sine lege. Di questo si è voluto scrivere dopo aver inquadrato il problema nella più complessa tematica della riserva di legge e dopo aver ricercato le ragioni di ordine sistematico che impongono di estendere il divieto di analogia anche alle norme favorevoli.

L'AUTORE

Tommaso Sorrentino, assistente ordinario di diritto penale, incaricato di diritto penale commerciale dell'Università della Calabria, ha pubblicato articoli sul diritto politico, sulla concezione della pena e sull'estradizione e il volume Storia del processo penale, 1999,
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