«Sacrastronomia». Riforma del calendario e controllo del tempo agli inizi del XVIII secolo
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0035-7073

Il contributo si concentra sulle discussioni che si accesero tra la fine del Seicento e il primo Settecento in merito alla verifica logica, matematica, politica e religiosa del calendario gregoriano. Infatti, nel momento in cui le chiese riformate degli Stati tedeschi, dei cantoni svizzeri, dell’Olanda, della Norvegia, della Danimarca, dopo oltre un secolo, si dichiaravano disposte ad aderire al sistema gregoriano, sorsero diverse perplessità sull’esattezza – e, dunque, sulla validità – del disegno con cui la Chiesa post tridentina aveva imposto al mondo cattolico la sua scansione del tempo. Nel saggio si ripercorrono le fasi che accompagnarono l’istituzione di una commissione speciale di esperti, una Congregazione composita i cui lavori furono travolti da forti tensioni interne – personali, fazionarie, di ordini (filogiansenisti vs gesuiti) – e i cui contraccolpi furono chiaramente avvertiti in diverse città, italiane ed europee. La progettata riforma del calendario appare dunque come una cartina tornasole delle tensioni culturali e delle battaglie politico-religiose del periodo, implicazioni diverse che avrebbero contraddistinto la storia occidentale del tempo e della Chiesa tra la fine del XVII secolo e gli anni successivi alla Rivoluzione francese.

My paper analyzes a series of debates regarding the logical, mathematical, political and religious check of the Gregorian calendar which took place between the end of the Seventeenth and the beginning of the Eighteenth century. Indeed, more than a century after the Reformation, when the various reformed churches of Germany, of the Swiss cantons, of Holland, of Norway, of Denmark, decided to join the Gregorian system, a few doubts concerning the precision and, therefore, the effectiveness of the way the post- Tridentine catholic Church had imposed its way of stressing the time onto the Catholic world started to appear. The different stages of the foundation of a special commission, made up by experts, are all remembered in this essay. This composite Congregation saw its works overtaken by strong internal tensions – that could be personal, of divergent factions, of religious orders (Jansenism supporters vs Jesuits) –, whose repercussions were clearly perceived in numerous Italian and European cities. Thus, the planned reformation of the calendar seems to be a litmus test of the cultural tensions and of the political and religious struggles of the time. Such implications would characterize Western history of time and of the Church between the end of the XVII century and the years after the French Revolution.

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