Protezione sociale: tra principi costituzionali e ordinamento europeo
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Maccabiani Nadia
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24
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1722-7119
L’applicazione “differenziata e condizionata”, in ragione dello status di soggetti economicamente attivi o inattivi, del principio di parità di trattamento in materia di protezione sociale ai cittadini europei esercitanti la libertà fondamentale di circolazione e di soggiorno, è in linea di coerenza logica con le rationes “economiciste” poste a fondamento del Mercato unico, prima, e dell’UEM, poi. Questa conclusione, che trova conferma nell’evoluzione ordinamentale e giurisprudenziale dell’Unione Europea, manca tuttavia di coerenza logica rispetto alle tradizionali categorie del costituzionalismo, dove la protezione sociale è strumentale al principio fondamentale di uguaglianza sostanziale ed al valore, parimenti fondamentale, della dignità umana. A correzione di questa rotta, l’Europa, in primis l’UEM, sembra stia avviando una maturazione – sia tecnica che politica – verso un modello sociale che, con maggiore efficacia rispetto al passato, allarghi il proprio sguardo oltre l’orizzonte del mercato del lavoro, verso gli outsiders. È così che ha iniziato a parlarsi non solo di un European pillar of social rights e di una Social fairness nei processi di governance economica, ma, altresì, più nello specifico, di un Social protection floor. Parole d’ordine che – se adeguatamente implementate – possono contribuire a convertire la paura e la diffidenza verso gli “altri” cittadini europei in una più effettiva coesione sociale.

Within the European citizenship, the principle of equality of treatment in social protection has been differently applied according to the status of economic active or inactive citizen in coherence with the neo-liberal approach of both, Internal Market, first, and EMU, then. This statement, confirmed either by European law or case law, lacks of constitutional coherence because of the instrumental relationship between social protection, on the one hand, and the foundational values of human dignity and substantial equality, on the other. But EU, and EMU firstly, seems starting an evolutional process – at political and technical level – towards a social model that, more than the past, broaden the horizon to the “outsiders” of the labour market. In this sense, it has been beginning to speak about a “European pillar of social rights”, a “Social fairness” at the core of the European economic governance and, in particular, “a social protection floor”. Watchwords that, if adequately improved, could change fear and skepticism against “others” European citizens towards a more effective social cohesion.
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