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unilaterale per causa di morte, mentre l’altro è strumento per la soluzione di controversie, frutto di una convenzione fra vivi. Conferma viene dalla circostanza che l’esperienza pratica molto raramente si è occupata di questo fenomeno. Il rilievo non deve trascurare, però, che la successione degli eredi nei rapporti contrattuali implica successione anche nella vincolatività di una eventuale clausola compromissoria. Per altro verso, occorre ricordare che la tutela accordata ai legittimari vieta di imporre ad essi “pesi ed oneri”, fra i quali si colloca una clausola compromissoria oggetto di disposizione testamentaria. In terzo luogo, è certo che qualsivoglia clausola arbitrale testamentaria non potrebbe vincolare terzi estranei, come i parenti pretermessi. Nell’àmbito di questi confini – tutela dei legittimari ed inefficacia per i terzi estranei – le clausole arbitrali testamentarie sembrano lecite, mancando indici normativi di segno contrario, soprattutto ove a favore di un arbitrato rituale (di diritto), impugnabile per errore di diritto. La clausola arbitrale testamentaria può, talvolta, qualificarsi come onere, ma occorre che il testatore preveda, per il caso di inadempimento, la risoluzione della disposizione testamentaria; in difetto, essa va ricondotta alle disposizioni testamentarie atipiche, sí da essere direttamente vincolante per i beneficiari della successione. Testamento ed arbitrato non sono, allora, incompatibili, ferma la tutela dei legittimari, con il limite dei terzi estranei e la necessità di consentire l’impugnazione del lodo per errore di diritto.

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