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Atti di disposizione e pianificazione ereditaria
SKU: 9917205001
Barba Vincenzo
40,99 €

Nr. Pagine:
41
Formato:
PDF
ISSN:
0393-182X
Il lavoro si propone di dimostrare che la pianificazione ereditaria è affidata non soltanto al testamento, ma anche all’atto di ultima volontà e al contratto. In questa prospettiva si dimostra la centralità dell’atto di ultima volontà, come categoria, contrapposta a quella dell’atto tra vivi, e piú ampia di quella del testamento, segnalando che una molteplicità di interessi, specie esistenziali, possono essere affidati a esso. Si precisa che tali interessi potrebbero essere affidati anche all’atto tra vivi, con l’avvertenza che la disciplina di esso non può essere acriticamente tolta dal contratto, sol perché esso sia sussumibile entro quel modello, reclamando in relazione alla funzione successoria svolta e, soprattutto, avendo riguardo alla natura degli interessi coinvolti, una disciplina che sia adeguata e ragionevole. Dimostrando che disciplina del contratto e quella del testamento debbono considerarsi in continua interferenza tra loro. Di qui il superamento della distinzione tra disposizioni testamentarie tipiche e atipiche e la consapevolezza che nello studio della pianificazione ereditaria non cambia il metodo del giurista, il quale non deve aprioristicamente scegliere la struttura, ma valutare sempre la funzione avuto riguardo al particolare assetto di interessi.

The work shows that hereditary planning is entrusted not only the testament but also the act of last will and the contract. The A. demonstrates the centrality of the act of last will, as a category, as opposed to the act inter vivos, and more extensive than that of the testament, signaling that a multiplicity of interests, exspecially personal, may be entrusted to it. The A. states that some post mortem interest may also be regulated by the act inter vivos, and specially, by contract. In this case, their discipline can not be uncritically derived from the contract (only because it was bring again to that model), demanding an adequate and reasonable discipline, in relation to the succession function performed and depending on the nature of the interests involved. This shows that the rules on the contract and those on the will must be considered in interference between them. The A. proposes to overcome the distinction of the testamentary dispositions, between typical and atypical. He concludes that does not change the method of the jurist, in the study of hereditary planning. The jurist is not to choose the structure, but he has to evaluate, always, the function of the act, considering the interests regulated.
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