Il nuovo articolo 560 c.p.c. e le (nuove) modalità di attuazione della custodia dei beni immobili pignorati (prima parte)
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Gasbarrini Elisabetta
39,99 €

Nr. Pagine
40
Estratto Rivista

Rassegna dell'esecuzione forzata 2/2020

Formato
PDF
Issn
2704-582X

L’intento della riflessione è quello di segnalare le criticità interpretative sollevate dalla recente riscrittura dell’art. 560 c.p.c. riportando le possibili ricostruzioni e soluzioni applicative. La nuova disciplina, infatti, si presta ad essere osservata dal punto di vista del debitore che subisca il pignoramento o dal punto di vista del soggetto che eserciti la custodia (debitore o terzo), sollecitando l’interprete a distinguere gli obblighi facenti capo all’uno o all’altro anche quando gravino sul medesimo soggetto (il debitore costituito automaticamente custode con il pignoramento). La modifica più incisiva riguarda la condizione del debitore che abiti il bene sottoposto a pignoramento (con il suo nucleo familiare), che, espressamente e salvo il caso di violazioni di disposizioni di legge o di obblighi di collaborazione, potrà continuare ad occupare la propria abitazione con il proprio nucleo familiare fino al decreto di trasferimento, con esclusione di qualsiasi automatismo tra nomina del custode terzo e liberazione del bene e senza necessità di alcuna espressa autorizzazione in tal senso. Dalla sequenza dell’articolato è altresì possibile evincere la legittimità della continuazione da parte del debitore all’occupazione dei beni pignorati (anche diversi dall’abitazione), senza necessità di apposita espressa autorizzazione e fino alla formale comunicazione di un ordine di liberazione. Si tratta di un riposizionamento del bilanciamento tra gli interessi in gioco a maggior favore del debitore che subisca l’esecuzione: in particolare quando abiti il bene pignorato, ma in generale quando collaborativo alle ragioni della procedura.

The purpose of this analysis is to underline the interpretative critical issues raised by the recent rewriting of Art. 560 of Civil Code of Procedure, reporting the possible rendering and application solutions. The newregulation, indeed, lends itself to be observed from the point of view of the debtor who suffers the foreclosure of goods or of the person who exercises custody (debtor or third party), urging the interpreter to distinguish the obligations falling under the one or the other even when they fall on the same subject (the debtor automatically constituted custodian with the foreclosure of goods). The most incisive amendment concerns the condition of the debtor who lives in the asset subject to foreclosure (with his family), who, expressly and except in the case of violations of legal provisions or collaboration obligations, may continue to occupy his house with his family until the issuing of the transfer decree, with the exclusion of any automatism between the appointment of the third custodian and release of the property and without the need for any express authorization on the point. From the reading of this Article it is also possible to deduce the legitimacy of the continuation by the debtor to the occupation of the seized assets (even other than his house), without the need for specific authorization and until the formal communication of a release order. It is a sort of balancing of the interests at stake in favor of the debtor who suffers the enforcement procedure: particularly, since the debtor lives in the foreclosed asset, but in general due to the fact that he is collaborative with the organs of the procedure.

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