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L’utilizzo dell’acqua ai fini agricoli e lo sviluppo sostenibile. La normativa comunitaria e nazionale. Il panorama internazionale: confronti e analogie
SKU: 9916368006
Russo Andrea
41,99 €

Nr. Pagine:
42
Estratto Rivista

Le Corti Salernitane 3/2016

Formato:
PDF

La terra è stata considerata un bene finito e come tale ne sono state sempre disciplinate l’appropriazione e, con l’esclusività della proprietà, la sua circolazione, mentre l’acqua per lungo tempo è stata vista come un bene inesauribile e perciò quale «res communis omnium», di tutti e di nessuno. L’idea dell’acqua come risorsa finita, cosí come finita è la terra, è un’idea che si è rafforzata solo in questi ultimi quarant’anni. E per questo, la politica ambientale comunitaria che si è delineata negli ultimi anni ha inciso e sta incidendo con sempre maggior determinazione sulle politiche nazionali. Infatti, l’agricoltura viene considerata responsabile dei fenomeni d’inquinamento, dell’erosione dei suoli, dell’aumento dell’effetto serra, della perdita complessiva di habitat, anche per le condizioni di salute degli esseri viventi. Vanno per contro segnalati gli aspetti positivi del ruolo svolto dall’agricoltura soprattutto con lo sviluppo del concetto di agricoltura sostenibile, diretta a generare positivi processi di riduzione dell’inquinamento e del degrado ambientale, con la produzione di servizi di natura turistica e ricreativa nell’ambito di una politica che si prefigga anche obiettivi culturali ed educativi. La complessità di tale interazione richiede innanzitutto una cooperazione internazionale per elaborare programmi per la promozione di pratiche agricole e di sviluppo sostenibili e di gestione integrata delle risorse naturali. D’altro canto, il panorama internazionale appare molto variegato e disomogeneo sia sul versante delle condizioni sociali, ambientali ed economiche, sia per quanto concerne la disciplina legislativa di settore esistente nei vari Paesi. Negli Stati Uniti e nei paesi del Nord Europa l’abbondanza di acqua primaria consente lo sviluppo di un’agricoltura fiorente e produttiva, ma comunque la floridità delle condizioni economiche agevola anche la sperimentazione di nuove forme di utilizzazione delle provviste idriche per prevenire e fronteggiare adeguatamente i periodi di crisi. La legislazione in tali casi ha oggetto la tutela delle fonti di produzione e di estrazione dell’acqua nonché le modalità di utilizzazione delle risorse anche al fine di evitare l’inquinamento delle falde sotterranee e pregiudicare la fecondità dei terreni. Ben diversa è la situazione del continente africano in cui le drammatiche condizioni di povertà rendono impossibile attuare una gestione dell’acqua e dell’agricoltura in funzione dello sviluppo sostenibile. Non è ovviamente ipotizzabile il ricorso a nuove pratiche di riutilizzazione dell’acqua o allo svolgimento di un’attività di produzione agricola con mezzi e tecniche innovatrici, diverse da quelle piú antiche e ormai superate. Anche nei Paesi Europei esistono notevoli differenze geologiche e politiche, tuttavia il settore agricolo è in continua espansione, aumenta la consapevolezza della necessità di attuare pratiche e tecniche innovative e di gestione le risorse idriche in modo oculato e razionale nel rispetto «sostenibile» della natura. Le singole legislazioni risultano in molti casi però ancora insufficienti e frammentarie e, soprattutto, manca un unico filo conduttore in Europa e nel mondo che consenta l’attuazione di una politica agricola internazionale sostenibile e vantaggiosa per tutte le nazioni.

The Earth has been considered a finite resource, and in so doing, it has always been ruled its ownership and, with the exclusivity of the property, its circulation; while the water for long has been seen as ever-lasting resource and so as a «res communisomnium», belonging to each one and to
nobody at the same time. The idea of water as a finite resource, the same way the earth is, is a concept spread only in these last forty years. It is for that reason that the environmental European policy is influencing the national legislators. In fact, agriculture is deemed to be liable for pollution, erosion of soils, greenhouse effect, decreasing of total habitat, but also for the health of human beings. On the other side, it should be taken into consideration the role played by the agriculture in the dissemination of the ideas of sustainability and the domino effects of challenging pollution processes, generating tourism, and the boost for cultural and educational policies. These ambitious aims require international cooperation to draft programs to promote integrated management of natural resources and agro policies. On the other side, the international overview shows so many differences and dis-homogeneities given by the social, environmental, and economic conditions detachable in the Countries worldwide. In the USA and in the North of Europe, the abundancy of primary water allows a productive agricultural, but, however, the richness of the economic conditions favors also experimental use of new forms of hydrological use to face in advance period of crisis. The legislative intervention in this case shield the sources of production and extraction of the water and also the rules of employment to avoid pollution not to create a prejudice to the fertility of the ground. Extremely different is the picture in the African continent where the tragic level of poverty make it impossible to implement a policy to use water in a sustainable way or through methodologies able to ensure an efficient fruition of water. In particular, it is not possible to introduce the reuse of water policy, carry on agriculture through modern technologies. Also in the group of the European Countries, evident differences emerge as far the geological and political matters are concerned; but, the sector of agriculture is in continuous expansion, and the consciousness and need towards practices innovative and rationalized techniques of management of the water is taking ground for ensuring the overall sustainability. The national legislations are still fragmented and underdeveloped, and, above all, it lacks in Europe (but also worldwide) a file rouge able to consent the implementation of a sustainable and profitable agricultural policy for all the countries.

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