Sui diritti successori di abitazione e di uso spettanti al coniuge superstite
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Barba Vincenzo
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Le Sezioni Unite della Cassazione, nella fine del febbraio del 2013, hanno stabilito che nella successione legittima il valore capitale del diritto di abitazione della casa adibita a residenza familiare e il diritto di uso dei mobili che la corredano (art. 540, II co., c.c.), spettanti al coniuge superstite, deve essere stralciato dall’asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest’ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto dell’attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato. Il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite non può essere condiviso, né gli argomenti offerti a sostegno sono persuasivi. La norma di cui all’art. 540, II co., c.c., stabilisce che questi diritti debbano gravare, in primo luogo, sulla quota disponibile, successivamente, sulla quota del coniuge e, in ultimo, sulla quota dei figli. Essi, dunque, non possono gravare, indistintamente, su tutta l’eredità. L’idea che si tratti di diritti da trattare alla stregua di prelegati non soltanto contrasta con il meccanismo d’imputazione stabilito dalla legge, ma, soprattutto, angustia l’autonomia testamentaria, comprimendo la libertà del testatore.

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