Brevi considerazioni sull’art. 816 sexies c.p.c. (a proposito di una sentenza recente)
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Grasso Biagio
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Il Foro napoletano 1/2020
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Il saggio esamina criticamente una decisione della Corte di Appello di Napoli che ha annullato un lodo arbitrale perché il Collegio aveva disposto la sola notifica della pendenza del relativo giudizio agli eredi (o chiamati) di una parte deceduta e costituita nel procedimento per mezzo di un difensore tecnico e non invece l’adozione di strumenti idonei a renderli parti (ancorché, magari, contumaci) del medesimo processo. Una volta costatato che la morte non è mai, di per sé sola, sempre e necessariamente lesiva dell’integrità del contraddittorio, si sostiene che il sistema vigente non consente di estendere la soluzione dettata per il giudizio ordinario anche all’arbitrato, per il quale deve perciò considerarsi sufficiente l’informazione della pendenza del giudizio. La soluzione della Corte napoletana viene, infine, criticata anche perché ha tralasciato di verificare la corrispondenza col principio di correttezza e di buona fede di una impugnazione per violazione del contraddittorio proposta da chi era stato comunque messo in condizione di sanarla tempestivamente, ed ha invece consapevolmente scelto di non farlo.

The essay critically examines a decision of the Court of Appeal of Naples that annulled an arbitration award because the Board had ordered only the notification of the pending judgment to the heirs (or called) of a deceased and constituted party in the proceedings by means of a technical defender and not the adoption of suitable instruments to make them parties (even if, perhaps, in absentia) to the same trial. Once it has been established that death is never, in itself, always and necessarily detrimental to the integrity of the adversarial process, it is argued that the current system does not allow the solution dictated for ordinary proceedings to be extended to arbitration as well, for which the information of the pending trial must therefore be considered sufficient. Finally, the solution of the Neapolitan Court is criticized also because it failed to verify the correspondence with the principle of fairness and good faith of an appeal for violation of the adversarial procedure proposed by those who had been put in a position to remedy it promptly, and instead consciously chose not to do so.

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