Onere della prova e poteri inquisitori nel giudizio sull’assegno di divorzio (dopo le Sezioni unite)
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Danovi Filippo
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Estratto Rivista

Il giusto processo civile 1/2019

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1828-311X

Con un importante arresto (Cass. s.u. 11 luglio 2018, n. 18287) il supremo Collegio ha finalmente posto un punto fermo nel percorso interpretativo sull’assegno di divorzio, in tempi recenti particolarmente travagliato. La sentenza evidenzia, a fianco della tradizionale funzione assistenziale dell’assegno divorzile, una ritrovata (e rivalutata) funzione compensativa e perequativa, precisando che nella sua determinazione non deve più avere luogo una rigida cesura nelle due fasi sull’an e sul quantum, e che il giudizio sull’adeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente deve basarsi sul complesso di criteri e fattori indicati dalla legge. In questo modo, quale side effect, risulta accentuato l’ambito di discrezionalità giudiziale e più articolato il relativo giudizio dal punto di vista dell’istruttoria e degli oneri probatori. In particolare, se in relazione all’accertamento dell’eventuale divario economico-patrimoniale tra i coniugi, tenuto conto del dettato normativo e della valenza degli interessi coinvolti, la Cassazione opera una significativa accentuazione dei poteri istruttori officiosi, per gli ulteriori presupposti, profili e criteri per l’attribuzione dell’assegno l’iniziativa istruttoria deve trovare un necessario temperamento nell’applicazione della regola dell’onere della prova, da adeguare opportunamente alla specifica direzione e collocazione dei singoli fatti rilevanti per il thema probandum di causa. Un significativo rilievo possono poi rivestire alcuni istituti tipici del processo civile, quali le presunzioni e la non contestazione.

With the decision n. 18287/2018 the Italian Supreme Court highlights, alongside the traditional assistance scope of the divorce allowance, a new (and revalued) compensatory and equalizing value of the tool, stating that its determination should no longer be made by way of a strict distinction between the two phases of “an” and “quantum”, and that the judgment on the adequacy of the means of the requesting party must be based on criteria and factors provided by law. As a side effect, this means that judicial discretion is increased and that the judgment, with reference to both the investigation and the burden of proof, becomes more articulated. More in detail, if in the assessment of a possible economic gap between parties, the Supreme Court enables judges to exercise deep “ex officio” powers, for any further assumptions, profiles and criteria for granting the allowance the preliminary investigation must always face the general rules of burden of proof, which in turn should be adapted to the specific facts relevant to the “thema probandum” of the case. Significant emphasis may then be placed on some institutions of the civil process, such as presumptions and non-challenge principle.

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