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Note in tema di translatio iudicii tra arbitrato e processo
SKU: 9914270010
del Rosso Fabrizio Giuseppe
24,99 €

Nr. Pagine:
24
Formato:
PDF

Lo scritto affronta il tema della possibile prosecuzione del giudizio dalla via privata a quella pubblica, ossia dall’arbitrato (rituale) al processo statale e viceversa. Tale possibilità, sino allo scorso anno, era impedita dal 2° comma dell’art. 819 ter c.p.c. e dall’ivi contenuto divieto di operatività della translatio iudicii ex art. 50 c.p.c. Questo divieto, che già era apparso irragionevole ad alcuni studiosi, è divenuto ancora più irrazionale dopo la caduta del muro dell’incomunicabilità tra le giurisdizioni avvenuta per effetto della sentenza n. 77/2007 della Corte Costituzionale. Proprio un principio cardine di tale decisione, vale a dire quello per cui la pluralità di organi tra i quali è ripartita la funzione giurisdizionale non può mai comportare una vanificazione del diritto di azione ex art. 24 Cost., è stato impiegato dalla Corte Costituzionale per dichiarare con sentenza n. 223/2013 l’incostituzionalità (parziale) del 2° comma dell’art. 819 ter c.p.c. nella parte in cui, nei rapporti tra arbitrato e processo, vieta l’applicabilità di «regole corrispondenti all’art. 50 c.p.c.». In conseguenza della sentenza del 2013, pertanto, anche l’errore nell’individuazione dell’arbitro o del giudice competenti è divenuto sanabile, sicché è possibile la conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta all’organo (giudice o arbitro) privo di competenza. Lo scritto, dopo aver analizzato i principali passi della sentenza n. 223/2013, si sofferma sui problemi processuali conseguenti a siffatto provvedimento; problemi che involvono principalmente: a) la non operatività dell’art. 44 c.p.c. e dunque la non vincolatività per l’organo adito in seconda battuta della decisione di incompetenza resa dal primo organo; b) la tecnica mediante la quale assicurare la conservazione degli effetti della domanda. L’Autore propende per la tesi secondo la quale è possibile una vera e propria riassunzione del procedimento nei rapporti in parola e, in tale chiave ermeneutica, vengono risolti gli ulteriori problemi processuali.

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