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La costituzione c.d. «indiretta» di fondazioni testamentarie: limiti sostanziali e formali nell’esecuzione post mortem della volontà del defunto (Nota ad App. Ancona, 14 aprile 201
SKU: 9915389007
Angelone Marco
17,99 €

Nr. Pagine:
18
Formato:
PDF
ISSN:
2421-2407

La sentenza in commento, al pari del suo immediato precedente di primo grado, affronta due questioni inedite in tema di fondazioni testamentarie da erigersi dopo la morte del testatore in ossequio alle prescrizioni contenute nel testamento (c.d. «costituzione indiretta»). La Corte di Appello, da un lato, ha chiarito che – affinché possa riconoscersi loro la qualità di erede – gli scopi degli enti creati post mortem in esecuzione della volontà del defunto devono riprodurre esattamente quelli indicati nella scheda testamentaria; dall’altro, ha stabilito che si impone, a pena di invalidità dell’intero procedimento costitutivo, il rispetto della forma solenne dell’atto pubblico nonché la contestuale presenza dei testimoni al rogito secondo le prescrizioni dell’art. 48, l. 16 febbraio 1913, n. 89. L’Autore ricostruisce le basi dottrinali e giurisprudenziali del ragionamento giudiziale e, in particolare, recepita la distinzione tra «atto di fondazione in senso stretto» (diretto alla nascita del nuovo soggetto giuridico) e «atto di dotazione» (con il quale si assegnano i mezzi necessari per il perseguimento dello scopo), si sofferma sull’assunto che identifica quest’ultimo negozio – là dove si perfezioni, come nel caso di specie, inter vivos – con una donazione; a tal proposito, pur condividendo la soluzione patrocinata dal Collegio, suggerisce altresí un percorso ermeneutico alternativo diretto a valorizzare l’identità funzionale che accomuna le norme che prescrivono il vestimentum pubblico sia per i negozi donativi (art. 782 c.c.) sia per quelli fondazionali (art. 14 c.c.) e che vale allora a giustificare in modo piú solido e convincente l’estensione a questi ultimi delle ulteriori formalità previste dalla legge notarile per i primi ex art. 48, cit.
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The decision under review focuses on two original topics regarding «testamentary foundations» to be established after the death of the testator in accordance with the provisions set out in his will (so-called «indirect establishment»). The Court of Appeal, on the one hand, has explained that the purposes of the entities created «post mortem» in accordance to the will of the deceased must coincide precisely with those indicated in the testament, in order to recognise them the status of «heir»; on the other hand, the Court has decided that there is the need, under penalty of invalidity of the entire establishment process, of the solemn form of the public act as well as the simultaneous presence of the witnesses to the deed in accordance with Article 48 of the law no. 89 of 16 February 1913. The Author reconstructs the theoretical and jurisprudential basis of the judicial reasoning and, once accepted the distinction between «act of establishment in the strict sense» (aimed at the creation of the new legal entity) and «act of endowment » (aimed at assign to the new legal entity the financial resources necessary for pursuing its objective), focuses on the assumption that identifies the second mentioned act – where it is stipulated «inter vivos» with a donation; in this regard he also suggests – even though agreeing the solution sponsored by the Judges – an alternative interpretative approach meant to enhancing the functional identity that unifies the rules that impose the public «vestimentum» both for donations (Article 782 of the Civil Code) and foundations (Article 14 of the Civil Code) and that therefore justifies in a more persuasive way even the extension to these last of the additional formalities prescribed by the Notary law under the aforementioned Article 48.

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