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Il difficile rapporto tra genitorialità e famiglia tra indicazioni giurisprudenziali e novità legislative
SKU: 9917389006
20,99 €

Nr. Pagine
21
Formato
PDF
Issn
2421-2407
Lo scritto confronta le innovazioni introdotte dal d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, attuativo della l. 10 dicembre 2012, n. 219, che riforma profondamente la disciplina dei rapporti di filiazione e la l. 20 maggio 2016, n. 76 che contiene la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. Le due norme, almeno a prima vista, non dialogano tra loro lasciando all’interprete il difficile compito di individuare la disciplina del caso concreto. La disciplina in tema di filiazione modifica il Codice civile introducendo all’art. 315 c.c. il principio secondo cui «[t]utti i figli hanno lo stesso stato giuridico» e detta poi norme che hanno il dichiarato e palese scopo di eliminare le differenze tra i figli dipendenti dalla condizione giuridica dei genitori. Tuttavia, anche a séguito dell’unificazione dello status di figlio, le norme per l’accertamento restano fortemente differenziate tra figlio nato all’interno del matrimonio e figlio nato da genitori non coniugati e nulla cambia a séguito dell’introduzione della disciplina sulle convivenze poiché l’assenza di qualunque riferimento alla prole fa sí che anche il figlio di una coppia che abbia concluso un contratto di convivenza debba essere riconosciuto al pari di un figlio di genitori non conviventi. Eppure, la disciplina delle convivenze, prevedendo il requisito della coabitazione, o meglio, un criterio anagrafico preventivo, sembra addirittura piú rigida di quella matrimoniale ai fini dell’instaurarsi della stabile comunione di affetti. Il problema si acuisce con la sempre maggiore affermazione delle tecniche procreative e la ritrosia del legislatore a regolamentarle. In definitiva, ci si chiede quale sia il criterio unificante del concetto di famiglia. Infatti, se non è piú sufficiente il criterio naturalistico o quello biologico, lascia insoddisfatti il tentativo di affermare la centralità di quello volontaristico, anche se temperato dall’interesse del minore quale parametro di valutazione dell’istaurarsi del rapporto di filiazione.

The essay compares the innovations introduced by Legislative Decree n. 154/2013, implementing the l. December 10, 2012, n. 219, which profoundly reformed the discipline of filial relations and l. May 20, 2016, n. 76 which contains the regulation of civil unions between people of the same sex and discipline of cohabitation. The two rules are authonomous, leaving the interpreter with the difficult of identifying the discipline of the concrete case. The discipline in the subject of filiation modifies the civil code by introducing in the art. 315 the principle that «[a]ll children have the same legal status» and then writes rules that have the declared and obvious purpose of eliminating the differences between children dependent on the legal status of their parents. However, even after the unification of the child’s status, the rules for assessment remain strongly differentiated between a child born into marriage and a child born of unmarried parents and nothing changes as a result of the introduction of the law on conviviality since the absence of any reference to the offspring also means that the son of a couple who has concluded a cohabitation agreement must be recognized as a child of non-cohabiting parents. Yet, the discipline of coexistence, foreseeing the requirement of coexistence, or rather, a preventive mastery criterion, seems even tougher than the matrimonial one for the purpose of establishing a stable communion of affections. The problem is compounded by the growing emphasis on procreative techniques and the legislator’s retrogression in regulating them. Ultimately, the author asks what is the unifying principle of the concept of family. In fact, if the naturalistic or the biological criterion is no longer sufficient, it leaves unhappy the attempt to assert the centrality of the volunteer, though tempered by the interest of the child as a parameter for assessing the existence of the filial relationship.
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