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Si tratta di un’indagine volta a verificare l’attuale significato del principio di imparzialità all’interno delle mutate e mutevoli dinamiche dell’agire amministrativo. Attraverso la ricostruzione teorica del principio, svolta ripercorrendo le fondamentali tappe delle riflessioni dogmatiche, e, al fine di coglierne le implicazioni pratiche, attraverso l’analisi degli itinerari logico-argomentativi adoperati dalla giurisprudenza costituzionale ed amministrativa, l’Autore evi denzia la nuova dimensione assunta dal canone dell’imparzialità quale norma di relazione. Nella nuova veste di norma di relazione, infatti, l’imparzialità è, da un lato, fonte di specifici obblighi di comportamento in capo alla pubblica amministrazione, alla quale si impone il dovere di individuare e ponderare tutti gli interessi coinvolti nel singolo episodio amministrativo, e, dall’altro lato, è fonte di corrispondenti diritti riconosciuti in capo ai soggetti privati, che divengono protagonisti nell’esercizio della funzione amministrativa attraverso gli strumenti di partecipazione procedimentale. In tale ottica, l’Autore evidenzia l’importanza assunta dal sistema di garanzie procedimentali, introdotto con la legge 7 agosto 1990, n. 241, posto a presidio dell’apporto partecipativo e/o controdeduttivo del privato: lungi dall’essere un’inutile «architettura», tale sistema arricchisce il materiale istruttorio a disposizione dell’autorità decidente e favorisce il completamento del processo conoscitivo da parte della p.a., aprendo così ad un’ipotesi di decisione amministrativa condivisa perché imparziale. Da ciò deriva che l’inosservanza delle prescrizioni, poste a tutela di tale principio, si possa configurare come un inadempimento all’interno di un rapporto obbligatorio che dà luogo ad un’ipotesi di violazioni di legge nel processo amministrativo. Quando il substrato sostanziale di una regola è costituito da un principio fondamentale, che assume, come l’imparzialità, la fisionomia di limite al potere e, nel contempo, di fonte di diritti per il cittadino che con quest’ultimo viene in contatto, dovrebbe dedursi de plano che questa regola non ha carattere meramente formale, e per questo non può dirsi superabile la «prova di resistenza», contemplata nel secondo comma dell’art. 21 octies della legge n. 241/1990. L’inosservanza delle regole procedurali, a garanzia della partecipazione, non potrà essere considerata un’imperfezione superflua, sanabile ex post in base all’art. 21 octies, poiché si concreterà in una violazione diretta del costituzionale principio di imparzialità amministrativa.

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