Riflessioni sulla specialità regionale con particolare riguardo all'ordinamento siciliano
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Maccarone Laura
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Nr. Pagine
33
Estratto Rivista

Diritto e processo amministrativo 2/2011

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La riforma del Tit. V della parte seconda della Costituzione, pur modificando in modo sostanziale il sistema delle autonomie, non intacca il modello della specialità regionale e mantiene in vita le cinque regioni ad ordinamento differenziato. La specialità regionale va tuttavia riletta alla luce del mutato quadro costituzionale, al fine di rinvenire le ragioni della sua persistenza in un contesto in generale teso a valorizzare il ruolo delle autonomie. L' assetto dato dal nuovo titolo V della Costituzione al sistema delle autonomie, regionali e locali, ci obbliga a reinterpretare l' art. 116 comma 1 Cost., sebbene la sua formulazione sia rimasta di fatto invariata. L' esame dello statuto siciliano e delle sue proposte di modifica, seguite alla riforma del Tit. V, mette in evidenzia la difficoltà di rinvenire margini di specialità, a meno di non rivedere il senso della disposizione costituzionale che assegna alle regioni differenziate "forme e condizioni particolari di autonomia". Alla luce delle modifiche costituzionali, particolarmente degli articoli 117, 118 e 119, diventa oggettivamente difficile costruire forme e condizioni particolari di autonomia riconducibili ai contenuti. La specialità sembra potersi cogliere, oggi piu che in passato, nei procedimenti, ovvero nella possibilità, concessa ad ogni regione differenziata, di rapportarsi allo Stato in modo autonomo, possibilità che, almeno in parte, l' art. 116 comma 3 offre oggi anche alle regioni ordinarie. L' avvicinamento dei due tipi di regione lascia il dubbio circa la permanenza, nel nostro sistema, della specialità, Tuttavia, la specialità resta uno strumento organizzativo, un modo per meglio rispondere ai ( differenti) bisogni che la collettività esprime in alcuni contesti territoriali. Finche questo nesso di strumentalità non andrà perso la specialità puo trovare spazio e legittimità, mentre non sembra ugualmente legittima la scelta di riproporla "per tradizione".

The reform of Title V of Part II of the Constitution, while substantially changing the system of autonomy, does not affect the pattern of regional specialties and preserves the five regions with differentiated systems of regional government. The regional specialty, however, must be reinterpreted in light of the changed constitutional framework, in order to find the reasons for its persistence within the general context of the tendency to enhance the role of autonomy. The order given by the new Title V of the Constitution to the system of autonomy, both regional and local, forces us to reinterpret art. 116, paragraph 1, of the Constitution, although its formulation has remained effectively unchanged. Examination of the Sicilian Statute and the proposals for change that followed the reform of Title V highlights the difficulty of defining the boundaries of specialty, unless we revise the meaning of the constitutional provision that grants the different regions "particular forms and conditions of autonomy". In light of the constitutional amendments, especially articles 117, 118 and 119, it becomes obj ectively difficult to construct forms and conditions of autonomy based on content. The specialty seems to lie, now more than ever, in procedures, i.e. in the possibility for each region, separately, to establish an autonomus relationship with the State, a possibility which, at least in part, is now also offered by art. 116, paragraph 3, to the ordinary regions. The increased similarity between the two types of region leaves no doubt about the permanence, in our system, of specialty. However, specialty remains an organizational tool, a way to best meet the (different) needs that the community has expressed in certain local contexts. To ensure that this nexus of instrumentality is preserved, specialty can find space and legitimacy, whereas the choice of merely repeating it 'out of tradition' does not seem equally legitimate.

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