La «correzione del tiro» nel processo amministrativo: oscillazioni giurisprudenziali in tema di emendatio e mutatio libelli
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Saitta Fabio
49,99 €

Nr. Pagine
48
Estratto Rivista

Diritto e processo amministrativo 3/2020

Issn
1971-6974

Nell’ambito del processo amministrativo, pur nel contesto di una sostanziale concordia nell’escludere la proponibilità di nuove domande in appello, si è posto tra l’altro, ovviamente, il problema di identificare in concreto la novità della domanda, astrattamente configurabile in presenza di una sostanziale modificazione dei motivi d’impugnazione. Se, infatti, in linea generale, è pacificamente inammissibile la proposizione in appello di censure sostanzialmente diverse rispetto a quelle dedotte nel giudizio di primo grado, mentre altrettanto certa è la possibilità di sviluppare in secondo grado le ragioni precedentemente esposte nel ricorso introduttivo, non è sempre agevole stabilire in concreto quando si verta nell’ambito della prima ovvero della seconda ipotesi. La problematica, peraltro, non risulta confinata al solo giudizio d’appello, concernendo anche il limite entro cui può ritenersi consentito, in prime cure, modificare la domanda mediante semplice memoria, cioè senza necessità di proporre motivi aggiunti entro il termine decadenziale. L’A. prova, dunque, a determinare nel modo più chiaro possibile il concetto di «domanda nuova» nel processo amministrativo, alla luce dell’interessante evoluzione della giurisprudenza civile, che, da alcuni anni, riconosce all’attore una maggiore latitudine nell’esercizio dello ius variandi ex art. 183 c.p.c.

In the context of the administrative process, even in the context of a substantial agreement to exclude the possibility of new applications on appeal, the problem of identifying the novelty of the application, abstractly configurable in the presence of a substantial change in the grounds of appeal, has, of course, been raised. If, in general, it is peacefully unacceptable to appeal substantially different censures than those in the first instance, while the possibility of developing the reasons previously set out in the introductory appeal is equally certain, it is not always easy to establish in concrete terms when it is in the context of the first or second hypothesis. The problem, however, is not confined to the appeal judgment alone, also concerning the limit within which it may be allowed, in the first instance, to modify the application by simple memory, that is, without the need to propose added reasons within the decadent deadline. The Author therefore tries to determine as clearly as possible the concept of ‘new demand’ in the administrative process, in the light of the interesting evolution of civil jurisprudence, which, for some years now, has given those who are acting in court greater power in the exercise of the ius variandi ex art. 183 of the Civil Procedure Code.

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