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Status del migrante e “stato di eccezione” nella prospettiva del diritto amministrativo
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Vese Donato
46,99 €

Nr. Pagine:
47
Estratto Rivista

Diritto e processo amministrativo 3/2018

ISSN:
1971-6974

Il presente scritto intende offrire un contributo alle norme procedimentali e processuali del diritto amministrativo che segnano le maggiori criticità per i diritti dei migranti. In Italia il fenomeno dei flussi migratori si è intensificato negli ultimi anni, eppure la legislazione statale non ha fatto altro che recepire la normativa europea in materia, senza darne, invece, un nuovo e diverso impulso. Normativa europea che, sulla scorta dei tragici avvenimenti che hanno coinvolto alcuni Paesi delle democrazie occidentali, è andata infittendosi con disposizioni che toccano lo status di migrante e segnano un arretramento rispetto alle garanzie costituzionali previste per il cittadino. Basta dare uno sguardo alla disciplina dettata in materia dal d.lgs. n. 25/2008 e dal d.lgs. n. 142/2015 per accorgersi di alcune criticità. Così si è osservato un sostanziale “svuotamento” della fondamentale legge sul procedimento amministrativo e delle sue garanzie ad opera delle leggi di settore. Si pensi all’art. 18, d.lgs. n. 25/2008, sul trattenimento coattivo nei centri di permanenza per i rimpatri (come introdotti dall’art. 19, d.l. 17 febbraio 2017, n. 13) che prevede la limitazione della libertà personale già durante la fase istruttoria di esame della domanda di asilo, nei casi in cui l’autorità amministrativa procedente valuti, «caso per caso», che il richiedente «costituisce un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica», o che «sussiste rischio di fuga», o ancora che «vi sono fondati motivi per ritenere che la domanda sia stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione dell’espulsione» (art. 6, d.lgs. n. 142/2015). Non è difficile constatare come in questi casi il procedimento assuma i contorni di un procedimento derogatorio (o di eccezione) rispetto alle insopprimibili necessità del migrante, incidendo, in modo para-sanzionatorio, sui diritti fondamentali dell’uomo. Non a caso – quasi a volersi giustificare per la presenza della dura lex – il legislatore all’art. 7, d.lgs. n. 142/2015, chiarisce che «il richiedente sia trattenuto nei centri con modalità che assicurano la necessaria assistenza e il pieno rispetto della sua dignità». Sempre in relazione alla limitazione delle garanzie del migrante, e in palese contrasto con i principi sanciti dalla l. n. 241/1990, si pone l’assenza dell’obbligo di motivazione per tutti i provvedimenti inerenti alle richieste di asilo dell’art. 9, d. lgs. n. 25/2008. Ma le criticità non finiscono qui. Altri importanti aspetti riguardanti i diritti dei migranti si pongono anche sul versante del processo amministrativo. In tal senso lo scritto si interroga, anche prestando attenzione all’orientamento giurisprudenziale, se l’obbligo di un’audizione orale nell’ambito della fase partecipativa (artt. 12-14, d.lgs. n. 28/2005) sia poi effettivamente garantito. Così come dovrebbe essere per la garanzia di interpretariato e traduzione nella lingua di origine (art. 10, d.lgs. n. 25/2008); per la differenziazione rafforzata delle garanzie in caso di minori non accompagnati; per la disciplina specifica delle domande «palesemente fondate» e di quelle «manifestamente infondate» (art. 28-bis, d.lgs. n. 25/2008); per il peculiare trattamento delle domande «inammissibili» (art. 29, d.lgs. n. 25/2008); per l’ipotesi dei motivi aggiunti innestati sulla domanda iniziale in seno al procedimento amministrativo (art. 31, d.lgs. n. 25/2008) «nel caso in cui il richiedente reitera la domanda prima della decisione della Commissione territoriale, e gli elementi che sono alla base della nuova domanda sono esaminati nell’ambito della precedente domanda».

This written plan to contribute to the rules of administrative law in matters of procedure and process that mark the more critical for the law of migrants. In Italy the phenomenon of migration flows has intensified in recent years, yet the State legislation has done nothing but transposing European legislation on, without giving a new impulse. European legislation, in the light of the tragic events that have involved some countries of Western democracies, increasingly contains provisions on the status of migrant and that mark a retreat from the constitutional guarantees provided for the citizen. A mere reading of the discipline dictated by the legislative decree 25/2008 and by legislative decree 142/2015 already highlights some problems. So a substantial «emptying» of the fundamental law on administrative procedure and its guarantees by sector laws is evident. For example, article 18 of legislative decree 25/2008, on the coercive detention in detention facilities for repatriation (as introduced by art. 19, of Decree-Law 17 February 2017, n. 13) which provides for the limitation of personal freedom already during the preliminary phase of examination for political asylum, in cases where the administrative authority concerned assesses, ‘case by case’, that the applicant «constitutes a danger to public order and security », or in cases where the Administration estimate that «there is a flight risk,» or that «there are reasonable grounds for believing that the request has been made for the sole purpose of delaying or preventing the execution of expulsion» (art. 6, legislative decree n. 142/2015). In these cases the procedure takes on the contours of a derogatory procedure (or exception) than the irrepressible need of migrants, engraving, as almost a penalty, on fundamental human rights. No coincidence – almost to justify the presence of dura lex – that the legislator, in art. 7 of legislative decree n. 142/2015, clarifies that «the applicant is detained in centers in ways that ensure the necessary assistance and full respect of human dignity». Always in relation to the limitation of migrants, and in clear contrast with the principles laid down in law no 241/1990, the absence of the obligation to state reasons for all measures relating to asylum requests of art. 9 of Legislative Decree no 25/2008 notes. But the problems don’t end there. Other important aspects concerning the rights of migrants themselves even on the side of the administrative process. In this regard the written questions, also paying attention to the orientation of case-law, if the requirement of an oral hearing in the context of participatory phase (articles 12-14, Legislative Decree 28/2005) is then effectively guaranteed. As it should be for interpreting and translation in the language of origin (article 10, legislative decree n. 25/2008); for enhanced differentiation of collateral in case of unaccompanied minors; for discipline specific questions «manifestly unfounded» and those «manifestly unfounded ‘ (article 28 bis, legislative decree n. 25/2008); for the unique processing applications «inadmissible» (article 29, legislative decree n. 25/2008); in the event for reasons appended to the original question in the administrative procedure (article 31, legislative decree n. 25/2008) “in case the applicant reiterates the question before the decision of the territorial Commission, and the elements that underlie the new application are reviewed in the context of the previous application”.

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