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Sul ricorso per cassazione nel processo amministrativo
SKU: 9917273011
Caldarera Ada
47,99 €

Nr. Pagine:
48
Estratto Rivista

Diritto e processo amministrativo 2/2017

ISSN:
1971-6974

Il saggio prende le mosse dal rinnovato interesse sulla questione dell’opportunità di un ampliamento delle ipotesi previste dall’art. 111 Cost., di sindacato della Corte di Cassazione sulle sentenze dei giudici speciali e, in particolare, del giudice amministrativo. È noto, infatti, come la recente giurisprudenza della Suprema Corte, specie a seguito del riconoscimento giurisprudenziale e legislativo della c.d. translatio iudicii, abbia rafforzato i tentativi di superare gli angusti limiti imposti al proprio sindacato sulle decisioni dei giudici speciali dall’art. 111, comma 8 Cost., laddove accanto al sindacato sull’eccesso di potere giurisdizionale rispetto alla giurisdizione ordinaria, ha aggiunto quello, non previsto in Costituzione, rispetto ai tre tipi di giurisdizione assegnati al giudice amministrativo, sino a giungere ad indicare come quel potere debba essere esercitato. Risulta, pertanto, evidente il cattivo funzionamento del sistema dualista vigente nel nostro ordinamento dovuto, probabilmente, ad una serie di fattori, tra i quali assumono particolare rilevanza: il passaggio del processo amministrativo da giudizio sull’atto a giudizio sul rapporto; il dato fattuale che la distinzione tra diritti ed interessi e, quindi, quella tra limiti interni ed esterni della giurisdizione, appare sempre più sfumata; la costituzionalizzazione del principio del giusto processo e, soprattutto, l’ampliamento delle ipotesi di giurisdizione esclusiva. Ciò implica, infatti, la conseguenza che, in dette materie, è devoluta al giudice amministrativo anche la tutela dei diritti fondamentali che imporrebbe di assicurare un livello comune di tutela, assistito da garanzie omogenee e, necessariamente, rivedere il rapporto tra gli organi supremi della giustizia ordinaria ed amministrativa, onde eliminare le situazioni di disparità
che, di fatto, possono crearsi in presenza di tutele diversificate nei confronti di situazioni giuridiche sostanzialmente analoghe. Inquadrati i termini del problema ed analizzate alcune delle decisioni più interessanti della Corte di Cassazione, si è ritenuto opportuno ripercorrere i tentativi di soluzione proposti nel corso del tempo dalla dottrina, per tentare di proporre una nuova ipotesi di soluzione, che azzarda un compromesso tra le opposte visioni dei poteri dei due organi Supremi, il fondamentale principio di unicità della funzione giurisdizionale e l’esigenza di maggior tutela e certezza del diritto dei privati.

This essay takes its cue from renewed interest in the question of the appropriateness of extending the hypotheses advanced by art. 111 of the Italian Constitution regarding the power of the Supreme Court over the judgments by the special courts, in particular of the administrative judge. It is well known that the recent case law of the Supreme Court, especially as a result of jurisprudence and legislative recognition of the so-called translatio iudicii, has strengthened attempts to go beyond the narrow limits imposed on its powers over the decisions of the special judges by art. 111, paragraph 8, of the Constitution, whereby – together with control over the excess of their jurisdictional power in comparison with the ordinary courts – it has added the power, not foreseen in the Constitution, over the three types of jurisdiction assigned to the administrative judge, to the extent of indicating how that power should be exercised. The malfunctioning of the dualist system in force in our legal system is therefore probably due to a number of factors, among which the following are particularly relevant: the fact that the administrative process has passed from judgment on the act to judgment on the relationship; the hard fact that the distinction between rights and interests – and, therefore, between internal and external limits of jurisdiction – appears increasingly blurred; the constitutionalization of the principle of due process; and, above all, the extension of the hypotheses of exclusive jurisdiction. This implies, therefore, the consequence that, in these matters, the administrative courts are given responsibility even for the protection of fundamental rights, requiring them to ensure a common level of protection, assisted by homogeneous guarantees and, necessarily, to review the relationship between the supreme organs of ordinary and administrative justice respectively, in order to eliminate disparities which, in practice, may arise in the presence of different levels of protection in face of substantially similar juridical situations. After having framed the terms of the problem and having analyzed some of the more interesting decisions of the Supreme Court, this essay goes on to retrace attempted solutions proposed over the years by legal doctrine, with the aim of suggesting a new hypothesis of solution, which ventures to advance a compromise between opposing views of the powers of the two supreme organs: namely, on the one hand, the fundamental principle of the uniqueness of the judicial function, and on the other hand the need for greater protection and certainty of rights on behalf of single individuals.

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