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La tutela del patrimonio architettonico religioso nel sistema degli accordi tra Stato e Chiese: profili giuridici e problematici
SKU: 9915373007
Crosetti Alessandro
44,99 €

Nr. Pagine:
45
ISSN:
1971-6974

Il patrimonio architettonico religioso, storicamente e diffusamente presente in Italia, sotto il profilo normativo rientra tra i c.d. «beni culturali di interesse religioso». Tale espressione è di recente emersione ed ha trovato la sua prima enunciazione nel T.U. sui beni culturali del 1999 e successivamente una sua più compiuta codificazione nel d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42 e s.m.i. (Art. 9 del Codice dei beni culturali e del paesaggio c.d. Codice Urbani), venendo ad innovare la precedente scarna disciplina presente nella legge di tutela n. 1089 del 1939. In tal modo, il Codice ha inserito, a pieno titolo, i beni culturali di interesse religioso nel patrimonio culturale della Nazione (art. 2) con evidenti obiettivi di tutela e valorizzazione. La tutela di tali beni, tuttavia, in quanto appartenenti alle diverse confessioni religiose e, in modo particolare, alla Chiesa cattolica, ha, necessariamente, costituito oggetto di rapporti bilaterali tra lo Stato e le varie confessioni. La relativa normativa ha dunque avuto natura e contenuti essenzialmente e doverosamente pattizi (v. in particolare le Intese del 1984 e del 2005 con la Chiesa cattolica e le Intese con altre confessioni) volta a mediare e conciliare i diversi interessi pubblici in gioco: quello delle esigenze delle finalità di culto e quelle della tutela dell’interesse culturale dei beni e a trovarne una delicata composizione tra i diversi enti in funzione di una fattiva armonizzazione nel rispetto della pluralità degli ordinamenti giuridici. Lo studio si propone di analizzare tale processo evolutivo e le relative implicazioni applicative. Le problematiche di tutela del patrimonio architettonico religioso hanno, infatti, investito prevalentemente (anche se non esclusivamente) gli edifici di culto che hanno conosciuto nel tempo un processo evolutivo che ha portato a cessazioni, dismissioni e mutamenti di destinazione d’uso con relative ripercussioni sulla tutela degli edifici riconosciuti di interesse culturali ed in quanto tali soggetti alla disciplina di tutela del Codice. Tali problematiche hanno riguardato essenzialmente gli oneri e gli obblighi di conservazione previsti dal Codice (artt. 30 segg.) in capo ai proprietari, possessori o detentori (pubblici e privati) anche dei beni culturali di interesse religioso. Onde perseguire efficaci obiettivi di tutela, trattandosi di diversi ordinamenti giuridici sovrani, il modello giuridico previsto e perseguito dal Codice è stato quello della collaborazione tramite accordi-intese tra Stato e confessioni religiose che lo studio esamina sotto i diversi profili. Sono così state sottoscritte da tempo numerose intese e accordi mirati ad individuare forme e moduli di tipo consensuale e negoziale per assicurare la cooperazione ed il coordinamento fra organi statali ed organi ecclesiali per la più proficua tutela dei beni culturali di interesse religioso. Lo studio pone, infine, in evidenza come tale sistema di accordi trovi il suo fondamento di legittimazione nella stessa fonte costituzionale. Da un lato, negli artt. 7 e 8 Cost. che hanno previsto il modello della leale collaborazione (e oggi anche di sussidiarietà) tra enti interstatuali (Stato e Chiese) e, dall’altro, nell’art. 19 che annovera la libertà di culto tra le dimensioni del diritto soggettivo fondamentale di libertà religiosa. Ciò in quanto la tutela dei beni culturali di interesse religioso si invera anche nell’attività di tutela delle identità culturali e quindi, religiose delle diverse Chiese.

The religious architectural heritage, historically and commonly present in Italy, under the regulatory profile is one of the so-called «cultural heritage of religious interest» This expression has been recently created and found its first enunciation in the consolidated act on cultural heritage of 1999 and later its most complete codification in legislative decree 22 January 2004 no. 42 and subsequent modifications and integrations (Article 9 of the Code of cultural heritage and landscape, the so called Urbani Code), innovating so the previous thin discipline in law no. 1089 of 1939. In this way, the Code has fully included the cultural heritage of religious interest in the cultural heritage of the Nation (art. 2) with clear objectives of protection and enhancement. The protection of such property, however, belonging to different religious confessions and, specifically, to the Catholic Church, has, necessarily, been the subject of bilateral relations between the State and the various confessions. The legislation has therefore got nature essentially and dutifully conventional in order to mediate and reconcile the various public interests (see in particular the Agreements of 1984 and 2005 with the Catholic Church and the agreements with other religious confessions): the interest of the needs of purpose of worship and the interests of the protection of cultural property, in order to find a delicate composition between different entities depending on an effective harmonization respecting plurality of legal systems. The study aims to analyze the evolutionary process and the implications of application. The problems of protecting the religious architectural heritage have in vested primarily (though not exclusively) the buildings of worship that have had a long evolutionary process that resulted in terminations, divestitures and changes of intended use with repercussions on the protection of buildings of cultural interest recognized under Code. These issues have covered essentially the costs and obligations of conservation established by the code (articles 30 et seq) for owners or holders (public and private) of cultural heritage of religious interest. In order to achieve effective protection objectives, as different legal systems, the legal model rulers planned and pursued by the Code was that of cooperation through agreements between the State and religious confessions that the study examines under the different profiles. By the time numerous agreements aimed at identifying shapes and consensual type modules and negotiations were concluded, in order to ensure cooperation and coordination between the State and ecclesial subjects for more profitable protection of cultural heritage of religious interest. The study points out, finally, that the system of agreements is based on the same constitutional source. On the one hand, this foundation is found in articles 7 and 8 of the Constitution which provided for the model of loyal cooperation (and now also of subsidiarity) between entities such State and Church; on the other hand, in article 19 that includes freedom of worship between the size of the subjective right of religious freedom. This is because the protection of the cultural heritage of religious interest lies in protection of cultural and religious identity of various churches.

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