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Il ruolo dell’Adunanza Plenaria nella riforma del processo amministrativo
SKU: 9910373006
Oggianu Serena
10,99 €

Nr. Pagine:
11
Formato:
PDF

Il contributo analizza l’incidenza della riforma del processo amministrativo sulla funzione nomofilattica affidata al Consiglio di Stato in base all’art. 111, ult. C. cost.e dal r.d. n. 642 del 1907 e si articola in due ordini di riflessioni, l’uno dei iure condito, l’altro de iure condendo. Sotto il primo profilo, si pongono in evidenza le difficoltà che hanno precluso l’applicabilità al Consiglio di Stato del modello del deferimento obbligatorio previsto per le sezioni semplici nei confronti delle Sezioni Unite all’art. 374, co. 3 c.p.c., poi esteso alla Corte dei Conti dall’art. 42, co. 2 della l. n. 69/2009. In tal senso si è tenuto conto sia di ragioni endogene, proprie del diritto amministrativo e concernenti il carattere dinamico della legislazione e degli orientamenti giurisprudenziali in questo settore; sia di ragioni esogene, concernenti l’emersione di un ordinamento multilivello per incidenza del diritto comunitario e internazionale e per effetto del c.d. federalismo. Sotto il secondo profilo, accanto al problema centrale relativo alla mancanza di un terzo grado di giudizio, specialmente nella giurisdizione amministrativa esclusiva, si esamina l’opportunità di creare un filtro preliminare omogeneo all’Adunanza Plenaria, similmente a quanto previsto per la Cassazione dal nuovo art. 360 bis c.p.c. La praticabilità della soluzione è vagliata anche alla luce delle indicazioni provenienti dalle esperienze di altri ordinamenti europei affini al nostro; in particolare si riferisce in ordine alla disciplina vigente in Francia, Spagna e Germania, con considerazioni di diritto comparato. Le riflessioni conclusive propongono una rilettura della funzione nomofilattica spettante all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato alla luce dei principi di effettività della tutela giurisdizionale e del giusto processo.

This paper analyses the impact of the reform of the administrative law procedure on the nomophilaptic function assigned to the Council of State, according to art. 111, last paragraph of the Constitution and to r.d. (Royal Decree) no. 642 of 1907. It is divided into two orders of reflections, one «de iure condito», the other «de iure condendo». As for the first order of considerations, this work highlights the difficulties that have precluded the applicability to the Council of State of the pattern of obligatory referral of the issue, provided for the simple sections, to the joint sitting of the divisions of the Court of Cassation by art. 374, paragraph 3, civil procedure code, then extended to the Court of Auditors by art. 42, paragraph 2, of law no. 69 of 2009. In this respect, both endogenous reasons – typical of administrative law and pertaining to the dynamic character of the legislation and the case law in this sector – and exogenous reasons – concerning the origin of a multilevel system due to European and international law and to the so-called federalism – have been considered. As for the second order of considerations, besides the central problem concerning the absence of a third grade of trial, especially in the exclusive administrative jurisdiction, this work considers the opportunity to create a prior homogeneous filter to the Plenary meeting, similarly to what provided for the Court of Cassation by new art. 360 bis civil procedure code. The feasibility of the solution is also examined in the light of the indications from other European experiences similar to ours; in particular, this paper refers to the law in force in France, Spain and Germany and includes considerations of comparative law. The final considerations offer a reinterpretation of the nomophilaptic function assigned to the Plenary meeting of the Council of State, in the light of the principles of effectiveness of legal protection and of fair trial.

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