NOTA! Questo sito utilizza cookies e tecnologie simili .
Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti: cliccando su 'Approvo', proseguendo nella navigazione, effettuando lo scroll della pagina o altro tipo di interazione col sito, acconsenti all'utilizzo dei cookie. 
Per maggiori informazioni o per negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa.
A difesa dei controlli amministrativi e contro la dequotazione della forma: il mito del pluralismo paritario degli enti (e degli interessi) e la realtà della sovranità popolare
SKU: 9910273010
Pezzati Pier Paolo
39,99 €

Nr. Pagine:
40
Formato:
PDF

Il rapporto tra controlli amministrativi di tipo esterno e autonomia territoriale ha costituito terreno di dibattito dottrinario prima ancora della riforma costituzionale del Titolo V Parte II della Costituzione, la quale sembra aver compattato la dottrina intorno alla tesi dell’incompatibilità dei controlli in parola rispetto a due principi del nostro ordinamento, quello di autonomia e quello di buona amministrazione. Le posizioni dottrinarie ostili ai controlli esterni e preventivi non paiono però inattaccabili. Sostenendo l’attitudine dei controlli preventivi di legittimità a ledere l’autonomia, si viene ad aderire alla diffusa tendenza alla dequotazione della forma, manifestata di recente dal legislatore e proposta negli studi più recenti di Paolo Grossi. Secondo lo storico fiorentino, infatti, la pari dignità delle fonti e l’affidamento all’interprete dell’opera di mediazione fra diritto scritto e realtà sarebbe la soluzione all’inadeguatezza ad organizzare gli interessi emergenti dal contesto sociale, che affliggerebbe il diritto scritto, di matrice statale e ordinato secondo il criterio gerarchico. Lo stesso atteggiamento antiformalistico, espresso dalla tesi grossiana, pare invero ispirare le critiche ai controlli, che fanno leva sul preteso pluralismo istituzionale paritario sancito dalla riforma costituzionale del 2001 e sui suoi corollari: l’esistenza di una sola gerarchia, quella delle fonti e non quella dei valori, e una sovranità nuova, la sovranità diffusa, che, secondo autorevole dottrina, avrebbe sostituito quella tradizionalmente intesa. Quest’orientamento, pur interessante, non convince, perché sembra sottovalutare la forza di almeno tre argomenti, che depongono a favore dell’attualità dei controlli tradizionali. Innanzitutto, l’esistenza di un rapporto gerarchico (seppur sottaciuto) fra Stato e Regioni, fondato (anche) sull’attribuzione al legislatore statale del potere di fissare i principi della disciplina delle materie di competenza concorrente. In secondo luogo, la ratio del criterio gerarchico e il suo presupposto, comune al principio di legalità, cioè la gerarchia di valori, che discende dalle ragioni che fondano l’appartenenza ontologica della sovranità (soltanto) al popolo e il suo esercizio (soltanto) da parte dell’unico soggetto a cui spetta a titolo originario, lo Stato. Infine, i controlli esterni e preventivi sembrano coessenziali al nostro ordinamento, in quanto garantiscono l’autonomia correttamente intesa, quella dallo Stato; i controlli, quindi, non fissano di per sé dei limiti all’autonomia, ma ne garantiscono soltanto l’osservanza.

The relation between external administrative controls and territorial autonomy has been the subject of much debate among the scholars well before the reform of the fifth Title, second Part of the Italian Constitution, that in the end seems to have composed the argument supporting the thesis of the incompatibility between external controls and the two fundamental principles of autonomy and good administration. The opinion held by those scholars who are against external and preventive controls don’t seem to be untouchables. The idea that preventive controls could damage territorial autonomy, support the trend to discredit the (legal) forms which has recently been shown by the legislative power and by Prof. Paolo Grossi in some of his recent works. In the opinion of the law historian P. Grossi, the solution to the inadequacy of the Central written laws (normally hierarchically ordered) in the management of social issues, must be searched in the equal dignity of the different sources of law and in the interpreters ability to mediate between written law and social reality. This same attitude, expressed in Paolo Grossi’s thesis, seems to have inspired those criticism to controls based on the institutional pluralism provided by the constitutional reform of 2001 and by its consequences: the existence of a hierarchy concerning the kinds of sources of law and not their values and the existence of a spread sovereignty, that – according to important scholars’ opinions – should have replaced our previous traditional concept of sovereignty. The above mentioned thesis looks interesting, but not totally convincing. In effect it undervalues the strength of three fundamental points, which are in favor to external controls. First of all the existence of a hierarchical relation among central and regional government (also) based on the central power to establish the fundamental principles of regional actions. As a second point the ratio of that hierarchical relation which is based on the fact that sovereignty only can belong to the people of the State and only can be exercised by the central government in force of the «legality principle». In the end external controls seems to be essential in our law system, because they do not only fix limits to autonomy, but they above all guarantee a correct exercise of that same autonomy.

Edizioni Scientifiche Italiane E.S.I. SpA - Via Chiatamone 7 - 80121 - Napoli P.IVA: 00289510638 Copyright © All right reserved