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La disciplina dei derivati finanziari tra divieto del patto commissorio e meritevolezza della causa

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Autore:
Vesto Aurora
Estratto Rivista

Comparazione e diritto civile 1/2022

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2037-5662
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49,99 €

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Il fenomeno della globalizzazione, sul versante dei rapporti negoziali, ha determinato il moltiplicarsi delle operazioni contrattuali che, specie laddove caratterizzate da elementi di atipicità, possono dar vita a fenomeni vessatori nei confronti della parte debole del rapporto, ricadendo nel divieto di cui all’art. 2744 c.c. Il contributo si prefigge di indagare tale problematica con specifico riferimento ad alcune tipologie di operazioni finanziarie aventi ad oggetto i c.d. derivati. L’analisi condotta servirà a dimostrare che la non riconducibilità dei derivati finanziari ad uno schema giuridico unitario amplifica il rischio di uno squilibrio dell’operazione negoziale a danno della posizione del consumatore- investitore. Tali tipologie contrattuali si caratterizzano, infatti, per una intrinseca natura speculativa che determina l’accettazione (rectius il trasferimento) del rischio (cioè l’incertezza del risultato economico) in ragione dell’andamento di un’attività sottostante ovvero di ulteriori variabili strutturali. Queste operazioni finanziare fanno sì che il derivato, in considerazione del suo inserimento in una più complessa vicenda negoziale, rivesta il ruolo di strumento per conseguire una garanzia aggiuntiva in frode alla legge, quale il trasferimento al creditore della titolarità di altri strumenti finanziari. Tuttavia, in ragione di una più ampia interpretazione del fenomeno, molte delle operazioni di contrattazione sui derivati finanziari potranno essere considerate valide qualora ricorrendo i presupposti di un c.d. patto marciano, al momento dell’inadempimento, sia prevista la stima del bene con il versamento della somma integrativa a garanzia della liceità in concreto dell’intera operazione.

The phenomenon of globalization, on the side of negotiation relationships, has determined an increasing of contractual operations that, especially where characterized by elements of atypicality, can give life to vexatious phenomena towards the weak part of the relationship, falling within the prohibition referred to in art. 2744 c.c. The contribution aims to investigate this issue with specific reference to some types of financial transactions concerning the so-called derivatives. The analysis carried out will serve to demonstrate that the non-traceability of financial derivatives to a unitary legal framework amplifies the risk of an imbalance of the negotiation transaction to the detriment of the position of the consumer-investor. These types of contracts are characterized, in fact, by an intrinsic speculative nature that determines the acceptance (rectius the transfer) of the risk (the uncertainty of the economic result) in relation to the performance of an underlying asset or further structural variables. These financial operations mean that the derivative, in view of its inclusion in a more complex negotiation process, takes on the role of an instrument to obtain an additional guarantee in fraud to the law, such as the transfer to the creditor of the ownership of other financial instruments. However, in relation to a broader interpretation of the phenomenon, many of the trading operations on financial derivatives can be considered valid if the conditions of a so-call marciano agreement are met, at the time of non-fulfilment, the estimate of the asset is provided for with the payment of the supplementary sum to guarantee the lawfulness in practice of the entire operation.

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