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L’informazione nei contratti finanziari derivati: autonomia dogmatica, incoerenze e suggestioni comparatistiche

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Autore:
Benincampi Alessandro
Estratto Rivista

Comparazione e diritto civile 1/2021

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2037-5662
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49,99 €

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L’informazione nei contratti finanziari derivati sembra sfuggire a qualsivoglia inquadramento dogmatico, manifestandosi, senza apparente coerenza, in più fasi del perfezionamento negoziale, interpretando ogni volta un ruolo differente nella struttura del contratto e confondendosi con le altre attività che l’intermediario è chiamato a svolgere. Nella fase precontrattuale, in particolare, l’informazione assume una peculiare rilevanza, con il rischio di stravolgere le categorie civilistiche di tradizione. Rischio che è esasperato dalla difficile definizione dei rimedi. Appare, infatti, indubitabile che le tutele offerte dovrebbero prioritariamente avere l’esigenza di tutelare un cliente che, per sue caratteristiche, non abbia le competenze adatte a comprendere i rischi, non essendo in grado di valutare l’esposizione del proprio patrimonio ad un’operazione complessa come è il contratto finanziario derivato. D’altronde, le Direttive Mifid e Mifid II hanno avuto proprio tale ruolo. L’intera disciplina dell’ordinamento italiano è imperniata sugli obblighi di informazione ai sensi dell’art. 21 T.U.F. e sull’obbligo di «servire al meglio l’interesse dei clienti», traduzione dei doveri di diligenza e correttezza codicistici, i quali sono indicativi delle stesse modalità di concretizzazione e, più in generale, delle stesse finalità degli obblighi informativi. Epperò il diritto vivente non sempre ha riconosciuto rimedi né astrattamente coerenti con il sistema né concretamente utili all’investitore. La comparazione con gli ordinamenti tedesco e francese e con il common law di matrice anglosassone da un lato consente all’interprete di ricostruire l’obbligo di informazione in relazione alle caratteristiche intrinseche del contratto finanziario derivato; dall’altro lato, di calibrare il riconoscimento dei rimedi all’investitore, tratteggiando quelle linee di tendenza ordinamentali indispensabili a una serena ricostruzione della fattispecie nell’ordinamento italiano.

In the financial derivatives context, the duty to inform investors is hard to categorized in contractual terms. Clearly, any investment should be based on informed decision – that is a decision in which the purchaser fully understands risks and benefits. It comes as no surprise that Mifid and Mifid II Directives strengthened the information requirements – the duty to inform and report to clients – along with the best execution. In the Italian jurisdiction, the main rule is provided by article 21 T.U.F. Yet, the remedies are not efficiently developed by case law. The comparison with French, German and English legal strategies on the matter might result of some help in improving our system of investors’ protection.

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