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Capacità e neuroscienze cognitive: un dialogo con il Prof. Stanzione

SKU: 9920199004
Autore:
Leccese Eva
Estratto Rivista

Comparazione e diritto civile 1/2020

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2037-5662
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49,99 €

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La ricerca si colloca nell’ambito dello studio del rapporto tra neuroscienze e diritto e affronta il tema specifico della capacità delle persone che è una delle questioni centrali che emerge, sin da un primo approccio, in tutti gli studi che si occupano del rapporto tra neuroscienze e diritto. Le neuroscienze cognitive consentono di occuparsi della capacità della persona con modalità elastica e modulare, in un approccio globale ed integrato che permette, nella fase operativa, di rendere «utile» e più efficacemente fruibile il modello di protezione dell’incapace elaborato dal legislatore sulla base di una (necessaria) standardizzazione. Ciò accade, ad es., con riferimento alla capacità o incapacità del minore, sintesi normativa di una situazione concepita come schema funzionale di protezione per una posizione di «debolezza» definita da nozioni e concetti che ci provengono da altre scienze (biologia, fisiologia). In tale contesto si sviluppa il confronto con l’insegnamento dell’autorevole dottrina che – ponendo in luce l’estrema difficoltà di determinazione dei passaggi da una fase all’altra della vita e la conseguente incertezza alla base del frazionamento delle età operato dai legislatori per riannodarvi le corrispondenti capacità giuridiche – ci iniziava alla riflessione sulla «minorità» nella cui complessità spicca e si staglia l’elaborazione della «capacità di discernimento», in una prospettiva sicuramente precorritrice di alcuni aspetti del dibattito attuale. La rilettura delle nozioni, in tema di capacità d’agire, capacità e incapacità naturale, esplicita l’orientamento tradizionale del giurista; l’approccio neuroscientifico può fornire all’interprete una visione più ampia. Il confronto attuale sul rapporto tra neuroscienze e scienze sociali pone in luce, in primo luogo, come le neuroscienze si propongano di svelare le correlazioni tra attività mentale e sostrato biologico che dovrebbero consentire di comprendere le reazioni del cervello agli stimoli esterni, le risposte cerebrali alle situazioni in cui una persona, nella specificità delle condizioni fisiche e di età, può trovarsi, permettendo, nel lungo periodo, la elaborazione di modelli comportamentali. Ecco allora l’importanza dei fondamenti cognitivi del diritto, risultanza di un processo di integrazioni tra modelli giuridici e scienze cognitive che apre un percorso con una duplice direzione: da un lato la comprensione dei processi cognitivi e decisionali dei soggetti cui le norme sono destinate, dall’altro il pensiero e l’argomentazione del legislatore
e dell’interprete. Mettere in discussione il modello tradizionale dell’uomo razionale può contribuire, paradossalmente, a creare un sistema più razionale, perché più efficiente, che consenta una tutela sempre più elevata, dell’uomo nella sua dimensione globale, corpo e mente, fisicità e psichicità, che corrisponde all’unicità del valore persona il cui studio richiede un approccio integrato tra discipline che hanno un comune denominatore: l’uomo e la qualità della sua vita.

The present research is part of the study on the relationship between neuroscience and law and specifically addresses the issue of people’s legal capacities, which is one of the corequestions that arises in all studies dealing with the relationship between neuroscience and law. Cognitive neuroscience allows to deal with the person’s legal capacities in a more flexible way, from a comprehensive and integrated perspective, in order to make «useful» and more effectively usable the standard of protection of the «incapacitated», as developed by legislator on the basis of a (necessary) standardization. This concern, for instance, the capacity or incapacity of the minor, whose normative concept has been developed to protect a state of «weakness» which is defined by notions coming from other sciences (i.e. biology, physiology). It’s in this context that authoritative doctrine highlights the extreme difficulty in determining the steps from one phase of life to another, and the consequent uncertainty resulting from the splitting of ages made by legislators in order to match them with their corresponding legal capacities. Therefore, it begins to reflect on the issue of «minority» and to elaborate the notion of «capacity of discernment», anticipating some aspects of the current debate. The reinterpretation of the concepts relating to capacity to act, mental capacity and incapacity, clarifies the traditional orientation of the jurist; in this respect, the neuroscientific approach can provide the interpreter with a broader perspective on this issue. The current comparison on the relationship between neuroscience and social sciences highlights, first of all, how neuroscience aims to reveal the correlations between mental activity and biological substratum, which should enable to understand the brain’s responses to external stimuli and to situations in which a person may be. This could allow, in the long run, the elaboration of behavioral patterns. Here then, is the importance of cognitive foundations of law, which arise from the integration between law and cognitive science. The aim is twofold: on the one hand, to shed light on the cognitive and decision-making processes of people to whom rules are intended to apply; on the other hand, to make it clear the reasoning of those – legislators and interpreters – who create, interpret and apply legal rules. Calling into question the traditional model of rational man can paradoxically contribute to create a more efficient and, therefore, more rational system, which ensure an ever-higher level of protection of the individual, in his global – both physical and psychological – dimension, corresponding to the uniqueness of the person. This study requires an integrated approach between disciplines which share a common thread: the man and the quality of his life.

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