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“External Relationality”. New colors for the European Model of Constitutional Justice
SKU: 9917179003
Barsotti Vittoria
23,99 €

Nr. Pagine:
24
Formato:
PDF
Tenendo sullo sfondo il generale successo degli organi di giustizia costituzionale, si possono brevemente descrivere le tendenze più recenti e le caratteristiche salienti che accomunano numerose corti e che hanno contribuito a definire un “modello europeo di giustizia costituzionale” e quindi mostrare, ancorché in maniera sommaria, che tra queste caratteristiche ne emerge una assai interessante che può essere definita “relazionalità esterna” e che partecipa sia del processo di giurisdizionalizzazione sia di quello, inevitabilmente connesso, che porta l’abusato nome di globalizzazione. Per quanto siano attribuite loro vaste competenze, la maggior parte delle corti costituzionali europee tende a favorire il ruolo che le vede partecipi di un complesso sistema per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali – sistema del quale fanno parte la Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte di giustizia dell’Unione europea. In un siffatto sistema multilivello, la maniera in cui le varie corti comunicano, il tipo di “relazione” che si instaura tra loro, è cruciale non solo per un’efficacie protezione dei diritti, ma anche per il corretto funzionamento dei meccanismi attraverso cui è possibile ricercare unità nella diversità e quindi difendere le tradizioni costituzionali individuali. La nozione di “relazionalià” è allora importante, soprattutto nella sua veste di “relazionalità esterna” la quale spiega la capacità delle corti costituzionali di connettersi con l’ordinamento europeo sia a livello orizzontale (con le altre corti costituzionali) sia a livello verticale (con Strasburgo e Lussemburgo). I rapporti delle corti costituzionali nazionali con l’ordine esterno possono naturalmente essere di diversa natura, più o meno formale: dal rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, alla maggiore o minore forza vincolante che viene riconosciuta ai precedenti della Corte di Strasburgo, al riferimento esplicito o implicito alla giurisprudenza della corte costituzionale di un altro paese, alla partecipazione dei giudici alla “Conferenza delle Corti Costituzionali Europee”. Da un lato un’attitudine dialogica è dunque un elemento comune a molte corti costituzionali europee e forse ormai un elemento inevitabile per una corte che voglia efficacemente operare in un sistema multilivello; dall’altro, la misura di questa attitudine, l’intensità della relazionalità esterna, può essere considerata una nuova caratteristica utile a classificare i vari sistemi di giustizia costituzionale operanti in Europa. È possibile, per esempio, immaginare uno spettro colorato che abbia ad un estremo le corti costituzionali più aperte e dialogiche e all’altro estremo quelle più chiuse e meno comunicative. Naturalmente, nel definire lo spettro e nel collocarvi le corti dei diversi sistemi, non solo devono essere presi in considerazioni i vari elementi che ne determinano l’attitudine più o meno relazionale, ma deve essere tenuta ben presente anche la prospettiva storica. Proseguendo con l’immaginazione, si potrebbe pensare ad un progetto che porti a collocare sullo spettro colorato tutte le corti costituzionali operanti in Europa classificandole in considerazione della loro maggiore o minore propensione alla comunicazione con l’esterno. Lo spettro potrebbe anche essere un utile indice della misura dell’integrazione europea a livello di giurisdizione costituzionale. La misura della relazionalità esterna delle corti costituzionali potrebbe avere una considerevole utilità tassonomica e contribuire a definire con più precisione il modello europeo di giustizia costituzionale. Ampliando la prospettiva e tralasciando il timore di un “governo dei giudici” e di possibili implicazioni negative della “giuristocrazia”, il successo delle corti può essere utile per conciliare le tradizioni costituzionali comuni con le identità costituzionali locali. Nella presente crisi della stessa idea di globalizzazione e di fronte alle difficoltà che si prospettano nel processo di integrazione europea dovremmo forse tornare ad una visione positiva che implica, tra l’altro, un approccio seriamene relazionale degli organi giurisdizionali.

If today we look at the legal map of Europe, we can easily see that Constitutional Courts have grown in number and importance. The success of Constitutional Courts mirrors a more general constitutional judicialization of Europe. The judicialization of Europe is in part evidence of the “cosmopolitan turn in constitutional sources” which is, at the same time, cause and product of a “world community of courts” – a world where comparative law arguments are becoming “inevitable”. The monopoly of constitutional review of legislative acts by a special court, staffed with judges different from ordinary ones, lies at the core of the “continental European model of constitutional adjudication”. Other features catch presently the essence of the model. Different countries provide for various ways in which a constitutional question can reach the Court, but the incidental method is becoming the most frequent and relevant. The great majority of European Constitutional Courts have developed a nuanced panoply of decisions with different force and effects visà- vis the other branches of government. Besides reviewing the constitutionality of statutes, European Constitutional Courts are generally assigned broad jurisdiction, resolving, for instance, conflicts between the central government and subnational entities, adjudicating presidential impeachment cases, hearing electoral disputes. In spite of the extended array of competences, European Constitutional Courts tend to favor their role as guardians of fundamental rights and liberties. The protection of fundamental rights in Europe does not belong exclusively to national Constitutional Courts but is partly shared with the European Court of Human Rights and the European Court of Justice also fits in the picture. The result is a multileveled system for the protection of fundamental rights. Within such a complex and necessarily networked environment, how Constitutional Courts are related and communicate among them and with their supranational counterparts is essential. “Relationality”, more precisely “external relationality”, defines the engagement of national Constitutional Courts with the European legal order both at the horizontal level (with other national courts) and at the vertical level (with the ECJ and the ECtHR). Relation and communication may occur in many different formal or informal ways, such as, for instance, preliminary references to the ECJ, the more or less binding force recognized to the case law of the ECtHR, the explicit or implicit cross references between national Constitutional Courts, the participation of constitutional judges to the Conference of the European Constitutional Courts. Relationality matters and is slowly becoming a new feature of the continental European model of constitutional adjudication. On one side, a dialogical attitude is presently common to many Constitutional Courts; but on the other side, the measure of the attitude, the amount of relationality, can also be considered as a new marker useful to classify the various systems of constitutional justice at work in Europe. A colored spectrum can be imagined where at one end deep purple represents the more relational and dialogic Constitutional Courts, and at the other end lilac represents the less relational and more individualistic Constitutional Courts. Defining the scale, the various elements of the communicative nature of Constitutional Courts should be taken into account and the historic development should also be kept in the background. A positive future for the European model of constitutional adjudication should be associated with much deep purple, which does not necessarily entail giving up national constitutional identity. A relational attitude, while favoring dialogue and cooperation, can also serve defending national values, and helping constitutional courts to remain central within their own legal order. Taking a broader perspective and leaving aside the fear for a “gouvernement des juges” and the negative aspects of a possible “juristocracy”, the success of courts can be considered a means to reach justice not only at a local level but eventually at a universal level. In the present crisis of the idea of globalization and given the difficulties facing a “more perfect Union”, we should probably go back to a positive approach that entails taking seriously into account, among other things, a deep relational attitude of judicial bodies.
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