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Umanista ed erede della lezione telesiana, conosciuto grazie alle testimonianze di Tommaso Campanella, Jacopo di Gaeta è un letterato raffinato e un intellettuale attivo nella cultura calabrese di fine Cinquecento. Rielaborando, alla luce del naturalismo di Telesio, alcune idee estetiche di Dante, di Petrarca e di Boccaccio, inaugura col Ragionamento chiamato l'accademico, ovvero della bellezza, una linea nuova nella trattatistica sul bello e sull'arte, in alternativa all'aristotelismo e al neoplatonismo rinascimentali. Prima del Campanella, Jacopo di Gaeta riflette su un'estetica filosofica rispondente al principio metafisico dell'essere e alla misura della natura. Per lui la bellezza non è nè idea astratta, nè proporzione tra le parti, ma 'soprafaccia della bontà ', 'segnale della qualità interna conservatrice' di ogni cosa, ovvero indizio e manifestazione di vita e di conservazione, mentre il brutto è segnale di distruzione e di morte. Il Campanella ribadirà che il bello è 'signum boni', identificando il 'bene' o 'bontà ' nelle tre primalità : Potenza, Sapienza, Amore. Per entrambi, poi, il bello e il brutto sono anche relativi al soggetto conoscente, mentre nell'arte è bello ciò che imita bene la natura. Insieme alla ricostruzione del testo, si è data, nell'introduzione, un'interpretazione del pensiero dell'Autore e della produzione letteraria all'interno dell'Accademia Cosentina fra Cinque-Seicento.
Isbn
8881143283
Formato
15x21
Nr. Pagine
96
Mese Pubblicazione
Luglio
Anno Pubblicazione
1996