La conversione d’ufficio del contratto nullo tra (interpretazione di) buona fede e «giusto rimedio»
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Angelone Marco
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Il presente saggio sollecita un revirement del dominante orientamento giurisprudenziale e dottrinale che tuttora nega la possibilità in capo al giudice di disporre d’ufficio la conversione del contratto nullo. A tal proposito, l’Autore – dimostrato il carattere non dirimente dei tradizionali argomenti addotti ex adverso – propone di considerare il fenomeno conversivo espressione di una attività ermeneutica di matrice «correttiva» riconducibile al piú generale canone della buona fede interpretativa (art. 1366 c.c.): il che consente di configurare il potere giudiziale codificato nell’art. 1424 c.c. quale effetto legale operante ipso iure, a prescindere da eventuali istanze di parte, in quanto diretto a soddisfare «esigenze di giustizia» in chiave protettiva e solidaristica. Inoltre, nella rinnovata prospettiva funzionale, emerge come la conversione officiosa miri non già a pregiudicare, bensí a promuovere l’autonomia contrattuale, garantendo – anche nell’ottica della selezione del «giusto rimedio» – che gli obbiettivi liberamente perseguiti dai paciscenti e trasfusi nel regolamento negoziale rivelatosi invalido trovino utile attuazione in uno schema alternativo.

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