In un’epoca nella quale la risoluzione giudiziale cede il passo a meccanismi
più adeguati a rispondere alle esigenze di certezza e di celerità dei traffici
commerciali, l’indagine sull’importanza dell’inadempimento che giustifica
lo scioglimento del rapporto, disciplinata dall’art. 1455 cod. civ., si rivela
particolarmente utile allo scopo di verificare quale ruolo essa possa rivestire
nei casi di risoluzione di diritto. Il quadro europeo nel quale si innesta
il problema non è indifferente, sia per ciò che attiene al controllo del giudice
sia in relazione al significato del requisito della gravità dell’inadempimento,
da leggersi alla luce dell’evoluzione giurisprudenziale e in considerazione
delle soluzioni adottate nei progetti di diritto europeo dei contratti e in materia
di contratti commerciali internazionali. Il tema si mostra di estrema delicatezza
soprattutto in riferimento al termine essenziale e alla clausola risolutiva espressa.
Il rispetto dell’autonoma determinazione delle parti non può indurre a negare
la possibilità di un controllo giudiziale successivo sull’adeguatezza del rimedio
risolutorio rispetto all’interesse da tutelare: ogni atto negoziale deve essere
in concreto idoneo a soddisfare interessi e valori positivamente valutabili secondo
il sistema italo_europeo delle fonti e il valore fondamentale della solidarietà
sociale impone di fondare la meritevolezza del potere di risoluzione, in deroga
al principio di conservazione del contratto, sull’importanza dell’inadempimento.
In una prospettiva funzionale, attraverso un esame critico della giurisprudenza,
si può riconoscere il ruolo determinante della verifica della fondatezza
della pretesa risolutoria nelle varie ipotesi di risoluzione stragiudiziale,
in particolare allo scopo di contemperare l‘esigenza di ottenere tempestivamente
lo scioglimento del vincolo con quella di assicurare che il rimedio risulti sempre,
sulla scorta del canone di buona fede, adeguato, cioè ragionevole
e proporzionato, rispetto agli interessi coinvolti nel caso concreto.
L’AUTORE
Roberta Mongillo è ricercatore confermato e professore aggregato di Diritto commerciale
presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del Sannio. Ha avuto numerosi incarichi
di insegnamento, tra i quali Istituzioni di diritto privato, Diritto delle assicurazioni, Diritto dei
mercati finanziari, Diritto commerciale e Diritto industriale, presso la Facoltà di Economia dell’Università
degli Studi di Foggia, la Facoltà di Scienze Politiche, Sociali e del Territorio dell’Università
degli Studi del Salento, la Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche, la
Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Camerino. Dottore di ricerca in «I problemi
civilistici della persona», è autrice di monografie, saggi e altri lavori, anche in inglese, in tema di
contratti, di vendita di beni di consumo, di patti parasociali, di beni ad uso promiscuo, di credito al
consumo, di diritto dʼautore, di marchi, di dispositivi medici e di tutela della salute. Ha contribuito
al Manuale di diritto civile di Pietro Perlingieri.
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