Il cd. principio di consumazione dell’impugnazione non ha mai costituito
oggetto di un lavoro monografico, nonostante il suo notevole impatto
pratico. Sul piano positivo, la consumazione consegue esclusivamente
alla dichiarazione d’inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione.
Nella dominante interpretazione, tuttavia, essa ha conosciuto
una diffusione che va ben oltre la formulazione letterale delle norme
che la prevedono, assurgendo, per l’appunto, a vero e proprio principio
generale, applicabile, in quanto tale, a qualunque modalità di esercizio
del potere d’impugnare: basti pensare al divieto di dedurre nuovi motivi
d’impugnazione, che la giurisprudenza è solita giustificare facendo
leva proprio sulla consunzione del potere di gravame.
Il fine del presente studio è quello di saggiare non soltanto l’effettiva
consistenza positiva del principio di consumazione, ma anche
la sua compatibilità con i valori costituzionali del giusto processo.
L'AUTORE
Simona Caporusso è ricercatore di Diritto processuale civile presso la Facoltà di Giurisprudenza
dell’Università Lum Jean Monnet di Casamassima (Bari). Sulle impugnazioni
civili ha già pubblicato diversi saggi. |