Il diritto civile contemporaneo ricalca l’impronta degli interessi patrimoniali autopoietici e della Carta dei valori degli ordinamenti e l’ordinamento costituzionale imprime i suoi princìpi e caratteri fondativi all’insieme degli strumenti giuridici. Le distinzioni concettuali mutano all’affermarsi di principi fondativi
i quali migrano in e da ordinamenti posti in una dialettica congiuntiva finalizzata ad una convergenza non omologante. E’ questo il processo che restituisce agli ordinamenti
un ordinamento governato dai medesimi princìpi irradiati nella specificità dei singoli sistemi. Tali principi costituiscono il patrimonio giuridico comune capace di traslitterare assumendo di volta in volta la conformazione più adeguata al singolo sistema. In sintesi, ad una grande orditura comune si susseguono medie e piccole orditure variabili. Il processo di europeizzazione in detta nuova conformazione non è composto soltanto
dall’apparato normativo, un ruolo decisivo è svolto dalle prassi; gli interpreti sono i principali manipolatori della materia giuridica e i migliori edificatori di un ordinamento che coniuga princìpi e diversità. Non è tanto questione di «multilivello» delle fonti, ma di circolarità — discensionale e ascensionale — dei princìpi e di rispetto delle specificità. La questione del difetto
di democraticità europea non si declina soltanto nella dimensione verticale delle istituzioni ma anche in quella orizzontale
del funzionamento del mercato e dei rapporti civili:
v’è una questione democratica nel procedimento e rapporto contrattuale, familiare, associativo, societario, reale, successorio, e v’è altresì nel processo come rafforzativo del contraddittorio e della difesa in termini di effettività. E’ centrale la ridefinizione della grande orditura dei princìpi generali dell’ordinamento italoeuropeo.
L’AUTORE
Enrico Caterini è ordinario di Istituzioni di diritto privato nel corso di giurisprudenza dell’Università della Calabria.
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