La biografia è un genere letterario dalla molteplice e spesso difficilmente
catalogabile articolazione. Scrivere la vita di un personaggio realmente vissuto significa fissare nella scrittura le peculiari manifestgzioni storiche di quella
specifica esistenza. Accade, però, che scrivere una vita possa nello stesso tempo equivalere a seguire un ricettario letterario con obbligate tappe narrative.
Se negli ultimi decenni si è avviato un discorso critico sul genere biografico, la questione è sicuramente destinata a complicarsi nel momento in cui si passa, in modo specifico, all’ambito cinquecentesco anche in considerazione di quanta fortuna abbiano riscontrato in sede critica, rispetto alla biografia,
altri e altrettanto fondativi generi letterari del XVI secolo (la forma dialogica, ad esempio, quella novellistica e quella autobiografica). E proprio nel corso del secondo Cinquecento che il genere biografico diviene oggetto di una serie di riflessioni teoriche, che coinvolgono letterati come Francesco Patrizi, Giovanni Antonio Viperano e Torquato Malaspina. Ripercorrendo la tradizione precedente, questi trattatisti contribuiscono, in maniera decisiva,
allo stabilizzarsi di un preciso paradigma scrittorio, una («maniera» di scrivere vite, alla quale il letterato decide o meno di aderire. Lo dichiara, in modo polemico, Francesco Patrizi ne Il Valerio overo della vita altrui (1560). I biografi credono stupidamente di aver ritrovato la «bella maniera di scrivere vita», farcendo le loro opere di dati storici e notizie, anche se essi non risultano attinenti al personaggio biografato. E lungo questi diversi percorsi critici che si è orientata la presente indagine. L’attenzione è stata dunque rivolta ai nodi complessivi di ogni biografia «politica» del secondo Cinquecento, al fine di segnalare le peculiari linee narrative della «bella maniera di scrivere vita».
L’AUTORE Vincenzo Caputo ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Scuola di Alta formazione nelle Scienze Umane e Sociali dell’Università Federico II in consorzio con l’Istituto Italiano di Scienze Umane. I suoi ambiti di ricerca sono, in particolar modo, rivolti all'esame dei rapporti tra scrittura e arti figurative e tra storia e scrittura di storia. Un’attenzione specifica ha dedicato alla letteratura del Cinquecento con l’analisi del genere biografico e di quello dialogico. Ha pubblicato su tali questioni saggi in riviste («Studi Rinascimentali», «Quaderni d’Italianistica», «Letteratura & Arte», «Filigrana», etc.) e ha tenuto corsi presso la Westfälische Wilhelms_Universität Münster (WS 2007,2008). Ha inoltre pubblicato studi sulla fortuna di Iacopo Sannazaro, sul giornalismo e sul teatro napoletano di fine Ottocento (Domenico Morelli, Edoardo Dalbono, Roberto Bracco, Salvatore Di Giacomo), sulle rappresentazioni letterarie della camorra e sul magistero federiciano di Aldo Vallone e Antonio Palermo.
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