Le Stanze del Fuscano sovra la bellezza di Napoli (Roma, Antonio Blado de Asola, 1531) offrono al lettore una «descrittion [...] de l'aminissimo sito napolitano», un ritratto «letterario» della città di Napoli all'altezza degli anni Trenta del Cinquecento da contrapporre all'urgente realtà storica, caratterizzata da carestie, pestilenze e assedi. Mescolando il motivo della lode cittadina con il topos del locus amoenus, con il tema idillico e, non ultimo, cori il solido schema dell' itinerariurm dantesco, questo poemetto in ottava rima si configura, infatti, come un «librum de laudibus urbis»
L'amore per la città si trasfigura letterariamente in amore per la vergine Partenope, le cui «vaghe membra» e «colorate bellezze» Fuscano ha inteso «descrivere» mediante «colorate parole».
L'AUTORE
Ioan Berardino Fuscano, originario di Montefusco (Av), fu nonio di fiducia e «portatore» delle lettere del "vescovo teatino" Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV. Fu al suo fianco durante la fondazione dell'Ordine dei Chierici Regolari e nella gestione del Monastero della Sapienza di Napoli, diretto da Suor Maria Carafa. Oltre alle Stanze sovra la bellezza di Napoli, Fuscano diede alle stampe la Deploratoria in la morte de 1a Illustriss. S. Donna elvira de' Cordova Duchessa di Sessa, la Testura sopra Mai non vo' piu cantar come i soleva (entrambe: Roma, Lodovico Vicentino et Lautitio Perusino, 1524) e la Paraphrasi nel quinquagesimo psalmo (Napoli, Matteo Canzer, 1532).
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